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Agricoltura: Lavagnoli confermato alla guida di Cia Verona

gennaio 18, 2018 8:35 pm Category: Economia, In evidenza, ultimaora Scrivi un commento A+ / A-

Andrea Lavagnoli, eletto vicepresidente della Cia

Sostegno alle aziende in crisi e impegno su Pfas, fauna selvatica e il difficile rapporto tra cittadinanza e uso dei prodotti fitosanitari. Parte da qui il programma di Andrea Lavagnoli, riconfermato oggi alla guida di Confederazione italiana agricoltori (Cia) di Verona per i prossimi quattro anni.

La riconferma è arrivata dall’assemblea riunita ieri nella sala civica del municipio di Fumane. Insieme a Lavagnoli sono stati chiamati a far parte della nuova giunta Michele Pedrini, confermato nel ruolo di vicepresidente, Laura Ferrin, presidente dei pensionati, Elisa Carcereri, presidente dei giovani, Mirko Sella e Andrea Garonzi.

Viticoltore e olivicoltore nell’azienda di famiglia a Pigozzo, Lavagnoli, 32 anni, è il più giovane presidente della Cia a livello italiano e, dopo un anno e mezzo di presidenza al posto del dimissionario Pedrini, si accinge ora a ricoprire il suo primo mandato pieno alla guida di un’organizzazione sempre più radicata sul territorio veronese, che conta oltre 2.000 associati per un giro d’affari di 440 milioni di euro.

«Sono orgoglioso di questo ruolo e della fiducia che mi è stata accordata – ha detto il presidente, dopo i saluti all’assemblea del sindaco Mirko Frapporti -. Grande è la responsabilità di rappresentare una provincia vasta e composita, dove sono presenti tante colture diversificate ed esigenze differenti. Il mio impegno sarà quello di dare voce alle istanze di un settore agricolo che non può essere considerato secondo a nessuna attività economica. Abbiamo la necessità di restituire reddito agli agricoltori, perché alcune filiere prestigiose del nostro territorio, dalla frutticoltura al latte, hanno vissuto e stanno vivendo momenti di grande criticità, chiedendo sostegno per i comparti produttivi in difficoltà. Dovremo anche seguire sempre più da vicino alcune problematiche che hanno riguardato da vicino il nostro territorio nell’ultimo anno, dall’inquinamento da Pfas al difficile rapporto tra cittadinanza e prodotti fitosanitari alla carente gestione della fauna selvatica. Di primaria importanza anche il ritorno ai vecchi voucher o a uno strumento che garantisca la flessibilità e la praticità della retribuzione delle raccolte stagionali. Infine, prepariamoci a convivere stabilmente con i cambiamenti climatici, che dovranno indurre a operare delle scelte per tutelare il lavoro degli agricoltori e le colture più a rischio».

Presente all’assemblea il presidente regionale di Cia, Flavio Furlani, che si è congratulato con il neo eletto: «Lavagnoli è un giovane capace, competente e con la dote di saper ascoltare le diverse necessità degli associati. Molte sono le sfide del mercato che gli agricoltori devono essere pronti a raccogliere. L’accordo con il Canada ci può aprire nuovi orizzonti, ma dobbiamo imparare a rendere più appetibili i nostri prodotti utilizzando il volano dei marchi dop e igp e della domanda del made in Italy. La politica deve però promuovere e rendere più efficaci le recenti normative sull’etichettatura e sulla tracciabilità dei prodotti, che possono garantire qualità e competitività solo se non resteranno sulla carta».

Marta Turolla, direttore di Cia Verona, ha ricordato, infine, l’asfissiante burocrazia che attanaglia le aziende agricole: «Malgrado le battaglie portate avanti dalla Cia per la sburocratizzazione, possiamo tutti toccare con mano di come sia aumentato il numero e la complessità degli atti amministrativi con cui gli imprese devono fare i conti. Le procedure richiedono, salvo casi rarissimi, che le aziende si rivolgano a qualcuno che le conosca e le sbrighi per loro. Se una volta si poteva imparare a compilare un modulo e in qualche maniera inoltrarlo, oggi bisogna avere una conoscenza specifica dell’uso del programma informatico e della normativa per compilare qualsiasi atto on line. È evidente che le ore passate a leggere circolari e imparare programmi, è un tempo che l’agricoltore non ha, perché il suo lavoro è nei campi. Un aggravio di responsabilità e di costi che va ad aggiungersi alle altre incombenze aziendali».

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