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Legnago, il capitano Grabinska: «Ora si indaga sulle aziende italiane che hanno sfruttato i clandestini»

dicembre 19, 2018 5:32 pm Category: Basso Veronese, Cronaca, Cronaca, In evidenza, ultimaora Scrivi un commento A+ / A-

Il capitano Ewelina Grabinska

«L’operazione è partita dall’analisi di alcuni documenti che erano stati presentati alla Questura di Verona da un cittadino marocchino che risultava assunto da una cooperativa con sede a Cologna Veneta, intestata ad un altro nord africano, praticamente non più operante. Facendo un veloce controllo abbiano scoperto che questa cooperativa aveva ben 300 dipendenti sul libro paga».

A spiegare come è nata l’operazione che ieri ha portato la Guardia di Finanza di Legnago ad arrestare il titolare marocchino di tre diverse cooperative, chiuse e aperte in questi anni, ma tutte a lui riconducibili, e a mettere sotto indagine due italiani, titolari di studi di consulenza fiscale che si prestavano a predisporre documenti fasulli per permettere la regolarizzazione di immigrati, e 8 caporali marocchini che avevano il compito di reclutare immigrati clandestini da sfruttare nella manodopera agricola, è il capitano Ewelina Cagni Grabinska comandante della Compagnia di Legnago della Guardia di Finanza.

Il marocchino che risulta dalle indagini essere ai vertici dell’organizzazione è stato arrestato a Udine dove si era spostato di recente, probabilmente per cercare di far perdere le sue tracce. «L’organizzazione operava su due fronti – spiega di comandante Grabinska -. Da una parte forniva documenti falsi per regolarizzare immigrati che poi non utilizzava come manodopera e dall’altra gestiva lo sfruttamento di clandestini reclutati attraverso gli otto caporali».

Un’indagine complessa che ha anche portato all’identificazione ed alla denuncia alle autorità giudiziarie delle oltre aziende, tutte italiane, che utilizzavano da Verona a Rovigo, da Treviso a Padova, a Vicenza gli immigrati nei lavori agricoli e soprattutto nel settore avicolo, in particolare nella cattura di polli e tacchini. I clandestini venivano sfruttati, sottopagati ed in alcuni casi addirittura mai pagati – conclude il capitano Grabinska -. L’indagine è ancora in corso per identificare i titolari di altrettante aziende che nel tempo hanno utilizzato la manodopera in nero e clandestina di queste tra cooperative».

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