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Operazione contro la N’drangheta in Veneto: sotto accusa la famiglia Multari da 30 anni a Zimella

febbraio 12, 2019 1:57 pm Category: Basso Veronese, Cronaca, Cronaca, In evidenza, ultimaora Scrivi un commento A+ / A-

Sette arrestati, 15 indagati e 50 perquisizioni tra Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Ancona, Genova e Crotone. È il blitz messo a segno all’alba di oggi dai carabinieri del Ros, supportati dai militari dei comandi provinciale coinvolti e con l’impiego dei nuclei elicotteri di Bolzano e Belluno e delle unità cinofile di Padova per sgominare la rete stesa su tutto il Veneto dalla famiglia n’dranghetista dei Multari. Un’operazione guidata dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia che ha portato ad indagare a vario titolo 15 persone per i reati di «estorsione, violenza e minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale, aggravati dall’essere in alcuni casi commessi avvalendosi di modalità mafiose di cui all’articolo 416 bis».

Residenti da 30 anni a Zimella, nel Veronese, i componenti della famiglia originaria di Cutro (Crotone), sono da tempo sotto la vigilanza della Dda di Venezia. Legata alla cosca calabrese “Grande Aracri” la famiglia composta dai fratelli Domenico, Carmine e Fortunato, e dai figli di Domenico, Antonio e Alberto, è ritenuta dalla Procura di Venezia responsabile di gravi condotte illecite, commesse con la complicità di soggetti residenti nelle province di Crotone e Venezie e con l’aggravante del metodo mafioso.

Le indagini hanno portato alla scoperta di numerose condotte illecite, che vanno dall’estorsione in danno di alcuni imprenditori veneti all’incendio dello yacht “Terry” ormeggiato ad Alghero (Ss) e oggetto di un contenzioso con l’acquirente, per gravi vizi strutturali e che doveva essere distrutto per non consentire l’esecuzione delle perizie.

Inoltre, Domenico Multari, benché raggiunto da una misura di prevenzione patrimoniale con sequestro dei beni, era riuscito ad impedire il perfezionamento della procedura di vendita all’asta degli immobili sequestrati attraverso contatti simulati di vendita a prestanomi e con minacce e violenze contro i Pubblici ufficiali che in più occasioni si recavano nelle abitazioni dei Multari, per le quali era stata stabilita la vendita all’asta da parte del Tribunale di Verona, per farli desistere e far desistere eventuali compratori. Le aste, infatti, sono andate così deserte e gli immobili acquistati a prezzi estremamente vantaggiosi da prestanome degli stessi Multari.

«Un’operazione che per la prima volta ha consentito di evidenziare da un punto di vista giudiziario la presenza in Veneto di un gruppo criminale di origine calabrese, legato a modalità tipicamente mafiose – hanno sottolineato gli inquirenti -. Al contempo, ha pure consentito di constatare che imprenditori e comuni cittadini, pienamente consapevoli dello spessore criminale di Domenico Multari, che se ne vantava pubblicamente al fine di ottenere il completo assoggettamento psicologico dei suoi interlocutori, a lui si rivolgevano per risolvere ogni tipo di problematica economica e privata».

 

 

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