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Verona, sgominata banda di trafficanti di droga collegata all’ndrangheta: 19 arresti di cui 10 a Verona

maggio 16, 2019 2:57 pm Category: Cronaca, In evidenza, ultimaora Scrivi un commento A+ / A-

Il boss era un pugliese, da trent’anni a Verona, collegato al clan camorristico barese Di Cosola. C’era lui al vertice della di trafficanti di droga collegata all’ndrangheta sgominata oggi dai Carabinieri con 19 arresti di cui 10 a Verona. Un’operazione scattata alla prime ore della mattina tra Verona e Bari con coinvolti centinaia di militari dei Comandi Provinciali, con il supporto dei reparti territorialmente competenti, dei Nuclei Elicotteri di Bolzano e Bari nonchè dei nuclei cinofili di Torreglia (PD), Bologna e Bari, e che ha permesso di dare esecuzione a 19 provvedimenti cautelari nei confronti di altrettante persone, per le quali è stato possibile evidenziare gravi indizi di responsabilità in ordine ai reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti tra la Puglia e il Veneto, aggravata dalla disponibilità di armi, nonché minacce, estorsioni e spaccio al dettaglio di droga.

A illustrare l’operazione è stato il procuratore distrettuale antimafia di Venezia, Bruno Cherchi, assieme al colonnello Ettore Bramato, comandante provinciale dei Carabinieri di Verona. Ogni settimana si è stimato giungessero nel veronese uno o due chilogrammi di marijuana e 2-300 grammi di cocaina pura, destinati allo spaccio sul territorio veronese ma anche delle province limitrofe. La droga arrivava a Verona o con corrieri che utilizzavano autobus di linea o spedita in pacchi contenenti parti meccaniche.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Venezia, su richiesta della Procura della Repubblica di Venezia – Direzione Distrettuale Antimafia, guidata dal procuratore Cherchi, che ha diretto le indagini, sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Verona. Le indagini, avviate nel novembre 2016 a seguito di un tentativo di estorsione denunciato da un soggetto artigiano meccanico residente nel capoluogo scaligero, sono state sviluppate con complesse attività tecniche, successivamente supportate e riscontrate con le più tradizionali indagini di Polizia Giudiziaria. Indagini che hanno permesso di individuare la presenza nel territorio scaligero di un sodalizio criminale pugliese, con soggetti residenti a Verona, uno dei quali ritualmente affiliato ad un clan operante nel barese in posizione tale da permettergli di poter a sua volta costituire una nuova compagine delinquenziale attraverso nuove affiliazioni.

L’attività d’indagine ha consentito di raccogliere gravi indizi a carico degli indagati, tutti residenti tra Verona e Bari, documentando un’associazione dedita prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti e alle estorsioni nei confronti di corregionali, anche mediante numerosi recuperi di droga, arresti in flagranza, ritardati arresti e sequestri nonché pedinamenti e perquisizioni.

L’indagine ha consentito di documentare la presenza in Verona da decenni di un esponente di spicco di un noto clan barese, il quale, mantenendo costanti contatti con i referenti del clan di appartenenza, si è adoperato nel capoluogo scaligero per costituire un sodalizio criminale gerarchicamente organizzato, che coinvolge diversi nuclei familiari e dedito principalmente al traffico di sostanze stupefacenti, che, al fine di mantenerne il pieno controllo sulla piazza veronese, non lesinava di minacciare eventuali, nuovi concorrenti stranieri. Questo sodalizio criminoso era in grado di gestire un sicuro canale di approvvigionamento della sostanza stupefacente da Bari mediante l’opera di veri e propri corrieri che viaggiavano su bus di linea dalla provincia di Bari a Verona, o anche mediante inconsapevoli spedizionieri di pezzi di ricambio di autoveicoli, all’interno dei quali veniva celata la droga (marjuana e cocaina). Quest’ultima modalità prevedeva, poi, a Verona, il prelevamento del pacco da parte di ignari meccanici, che venivano poi sistematicamente e gravemente minacciati dal sodalizio criminale per ottenere quanto celato all’interno delle parti meccaniche.

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