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Viticoltura, il punto sul comparto veronese a Ca’ Rugate: «Più qualità e minore produzione»

luglio 16, 2019 1:30 pm Category: Economia, Economia, Economia, Est Veronese, In evidenza, ultimaora, Valpolicella Scrivi un commento A+ / A-

L’incontro dei Consorzi Veronesi a Ca’ Rugate

Meno produzioni ma di maggiore qualità con un ritorno alla valorizzazione della vigna. È il messaggio emerso dall’incontro “Analisi di mercato e scelte vendemmiali 2019” organizzato ieri da Coldiretti Verona alla Cantina Ca’ Rugate di Montecchia di Crosara. All’appuntamento sono intervenuti tutti i rappresentanti dei Consorzi di Tutela delle denominazioni veronesi che hanno delineato una panoramica della vitivinicoltura della provincia scaligera a qualche settimana dalla prossima vendemmia.

Dopo i saluti di Franca Castellani, vice presidente di Coldiretti Verona, che ha evidenziato la necessità di alzare la qualità delle produzioni con il giusto riconoscimento alle aziende agricole, Domenico Bosco, responsabile settore vitivinicolo della Coldiretti nazionale, ha moderato l’incontro e introdotto i relatori.

Andrea Sartori, presidente del Consorzio di tutela vini Valpolicella, ha ricordato che «l’evoluzione della produzione è più veloce di quella del mercato. Negli ultimi 10 anni il territorio del Consorzio ha visto crescere la propria superficie vitata di circa il 30%, con un incremento produttivo che sfiora il 40%, e con un +50% di uve messe a riposo per Amarone e Recioto».

Quasi 8.200 sono gli ettari di vigneto e una produzione complessiva della Doc di oltre 60 milioni di bottiglie. La produzione di Amarone è di circa 17 milioni bottiglie. «Il Consorzio – ha aggiunto Sartori – ha di recente approvato misure straordinarie di riduzione sia delle rese (da 120 a 110 quintali/ettaro) che della cernita delle uve destinate all’appassimento e richiesto il blocco degli impianti per tre anni».

Il presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto e Bardolino, Franco Cristoforetti, ha sottolineato il successo riscosso dal Chiaretto, con volumi quasi raddoppiati negli ultimi otto anni raggiungendo circa 10 milioni di bottiglie. In controtendenza invece il Bardolino che fa registrare una contrazione dei volumi (-7%) con una produzione di 15-16 milioni di bottiglie. «La doc Bardolino ha iniziato un percorso di valorizzazione che ha portato, lo scorso anno, all’approvazione da parte dell’assemblea dei soci del Consorzio di due disciplinari indipendenti del Chiaretto e del Bardolino, a sua volta suddiviso in tre sottozone. Tale proposta è in attesa dell’iter di approvazione che purtroppo non potremo ottenere per la vendemmia del 2019. Il Consorzio, inoltre, propone una riduzione della Doc Bardolino a 100 quintali ettaro, che sarà discussa all’assemblea della prossima settimana».

Luciano Piona, presidente del Consorzio di tutela vini Custoza, ha ricordato che è stato approvato il nuovo disciplinare che prevede da quest’anno la riduzione da 150 a 130 quintali per ettaro, una nuova possibilità di gestire la base ampelografica, identificando vitigni storici e autoctoni della denominazione e altri aspetti per la commercializzazione del vino. «Il problema principale del Custoza rimane quello della commercializzazione i cui prezzi si attestano su valori che non riescono a remunerare adeguatamente le imprese», ha ricordato Piona.

Una realtà in crescita è quella del Consorzio Lessini Durello rappresentato dal presidente Paolo Fiorini. «La denominazione è piccola ma è un gioiello – ha evidenziato – attualmente ci sono poco meno di 400 ettari vitati a Durella. I nuovi disciplinari, in attesa di essere approvati, prevedono una divisione: il vino prodotto con metodo Classico si chiamerà Monti Lessini, mentre la versione Charmat si chiamerà Lessini Durello». Nel 2018 sono state imbottigliate 1,2 milioni di bottiglie con un trend in crescita che dovrebbe essere quest’anno di 1,5 milioni di bottiglie.

Importanti novità sono state espresse da Sandro Gini, presidente del Consorzio di tutela del Soave. «Vogliamo riportare il vino Soave a quella visibilità e importanza che ha sempre avuto nella storia – ha detto Gini – con un piano di produzione per un nuovo modo di pensare alla gestione della denominazione. Attualmente si imbottigliano circa 54 milioni di bottiglie in 7000 ettari ma il vino venduto è prodotto in 4000 ettari. Il cambiamento partirà da una nuovo modo di gestire i vigneti. Fondamentale è programmare e impostare il vigneto ancora prima della potatura: quindi scegliere quali vigneti sono più adatti per il Soave e quali per altri vini. La qualità si costruisce in vigneto».

Emanuele Urbani, vice presidente del Consorzio del Lugana, ha evidenziato che l’assemblea del Consorzio ha deliberato l’attivazione di una serie di misure sullo stoccaggio del vino, il controllo dei vigneti al terzo anno d’impianto e il blocco delle rivendicazioni: «A fronte di una dinamicità sul piano commerciale che nel 2018 ha visto un +9% e nella prima metà del 2019 +15, la denominazione del Lugana ha dovuto affrontare per la prima volta uno squilibrio fra l’eccesso dell’offerta rispetto alla domanda di mercato. Ciò è riconducibile all’ampliamento della superficie vitata iscritta alla Doc: in otto anni, dal 2000, la superficie del Lugana Doc si è infatti quadruplicata fino ad arrivare a quasi 2.500 ettari».

Stefano Faedo, presidente del Consorzio Arcole doc e Luigino De Togni, presidente della Doc Merlara hanno sottolineato le potenzialità delle loro denominazioni anche alla luce deli territori che rappresentano. In rappresentanza del Consorzio Doc delle Venezie, Giuseppe Cattarin ha evidenziato che il «2018 è stata la prima vera vendemmia della nuova Doc del Pinot grigio. Il Pinot grigio è un vitigno internazionale con concorrenti anche stranieri e noi esportiamo in Nord America, Regno Unito e Germania. Il nostro impegno è quello di allargare il mercato in nuovi Paesi e valorizzare il prodotto anche in Italia. È importante fare una riflessione – ha concluso Cattarin – e ritornare al vigneto, senza vederlo solo come macchina produttiva ma come nuovo inizio».

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