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3 Marzo 2024
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Pfas, il Tar dà ragione a Mamme e Greenpeace:«La Regione dia i dati della presenza negli alimenti»

La Regione Veneto dovrà fornire i dati completi relativi alla presenza di Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) negli alimenti. È quanto esprimono le due sentenze pubblicate nella giornata di ieri, 8 aprile, dal Tribunale amministrativo regionale del Veneto che ha accolto i ricorsi presentati dalle Mamme No Pfas e da Greenpeace, in seguito al diniego da parte delle autorità regionali.

«Si tratta di sentenze storiche. Da circa due anni chiediamo trasparenza alle autorità locali con tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione e finalmente il Tar ci dà ragione», fanno sapere le Mamme No Pfas e Greenpeace. «Le persone che da decenni subiscono le conseguenze di tale inquinamento hanno il diritto di sapere i dettagli della contaminazione degli alimenti coltivati in zona, quali sono i prodotti più a rischio e la loro provenienza, con riferimento a tutte le 12 sostanze perfluoroalchiliche che sono state analizzate».

«Con questo non vogliamo assolutamente creare allarmismi e tantomeno criminalizzare le categorie produttrici che sono anch’esse vittime di questo grave inquinamento. Proprio per questo abbiamo chiesto anche di conoscere le attività ispettive svolte dalla Regione Veneto di ulteriore controllo e le azioni di tipo precauzionale. Perché è proprio l’aspetto precauzionale che può e deve aiutare le aziende produttrici», concludono le associazioni – dicono Greenpeace e Mamme No Pfas -. Gli alimenti possono costituire una fonte importante di tali inquinanti per l’uomo, come dimostrano numerose ricerche scientifiche recenti. I dati finora disponibili sulla presenza di tali sostanze venivano forniti dalla Regione in modo aggregato e limitati a soli due composti. Inoltre, non erano geolocalizzati».

Da anni la Regione aveva opposto il diniego alle varie istanze di accesso agli atti, sostenendo che la loro condivisione avrebbe violato la privacy dei soggetti osservati, oltre ad ostacolare le inchieste giudiziarie in corso. Motivazione contro le quali si era, peraltro, già espresso anche il Garante dei diritti della persona, il quale aveva osservato che le informazioni richieste rientravano nel perimetro delle informazioni accessibili in quanto riguardavano «emissioni nell’ambiente».

Ora, le motivazioni a sostegno del diniego di accesso opposte dalla Regione Veneto sono state ritenute infondate dalle sentenze della sezione II del Tar Veneto che impongono alla Regione (oltre che di risarcire le spese legali) di fornire i dati richiesti entro 60 giorni.

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