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12 Luglio 2024
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Agricoltura, Agribi ha presentato in Prefettura una app per insegnare l’Italiano ai lavoratori stagionali stranieri

Si chiama “Impara la lingua con la sicurezza in agricoltura”, il progetto presentato oggi in Prefettura a Verona alla presenza di sindacati di categoria e associazioni. Realizzato da Agribi in collaborazione con “Busuu”, app e piattaforma digitale che sta cambiando il modo di imparare le lingue, e agenzia 8 Wave di Verona per la componente comunicativa e grafica, l’iniziativa conta sul sostegno economico di Inail e Spisal-Aulss 9 Scaligera, che ne condividono le finalità.

In provincia di Verona, nel 2022, sono stati assunti 18.320 operai stranieri nel comparto agricolo, pari al 70% del totale dei nuovi addetti del settore. La lingua italiana è fondamentale per comprendere non solo direttive e regole, ma anche i comportamenti sicuri, dato che per un lavoratore straniero il rischio di incorrere in un infortunio è quattro volte maggiore rispetto ad un bracciante italiano. E nel 2023 gli infortuni in agricoltura nel Veronese sono stati 700, pari ad un terzo sui circa 2.000 in Veneto.

Numeri ancora alti, che hanno portato l’ente bilaterale dell’agricoltura veronese Agribi a lanciare un progetto all’avanguardia in Italia: si tratta della prima app pensata specificatamente per l’agricoltura e mirata a insegnare non solo una base di lingua italiana, ma anche la terminologia relativa al contratto di lavoro, ai diritti e doveri, alle regole sul lavoro e alla sicurezza. Uno strumento che può contribuire anche a contrastare il caporalato.

Il pacchetto formativo, che verrà erogato tramite applicativo raggiungibile con qualsiasi dispositivo e collegamento Internet, fornirà il corso specifico per le lingue dei Paesi da cui proviene la maggior parte dei lavoratori: inglese, spagnolo, arabo, portoghese, francese, russo e polacco. Ogni anno verranno assegnati mille accessi alla app, della durata di dodici mesi, da sindacati, associazioni di categoria, aziende, consulenti del lavoro e associazioni di accoglienza dei migranti. La distribuzione, che partirà da gennaio, sarà effettuata a livello digitale da una piattaforma di gestione, che monitorerà l’andamento e l’utilizzo del programma. La app è già stata testata nelle scorse settimane da un target composto da una decina di lavoratori stranieri, che l’hanno sperimentata su uno smartphone, uno strumento di cui tutti dispongono.

Agribi, di cui fanno parte Confagricoltura, Coldiretti, Cia, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil, si pone ancora una volta come capofila a livello nazionale nel campo delle buone pratiche dell’agricoltura. «L’ente bilaterale è impegnato in diversi fronti, tra i quali figurano la sicurezza sul lavoro, la prevenzione delle malattie dei lavoratori e la lotta contro il caporalato – sottolinea Luigi Bassani, presidente di Agribi -. Uno dei pilastri dell’integrazione è sicuramente l’apprendimento della lingua del Paese in cui si è scelto di lavorare. Il programma di apprendimento che abbiamo chiesto a Busuu di realizzare su misura per Agribi è il primo customizzato per l’agricoltura, in quanto non si tratta di un insegnamento della lingua italiana, ma di una terminologia improntata sulla sicurezza e sui diritti: orari di lavoro, riposi, busta paga, ore straordinarie e notturne, Tfr. Per gli stranieri che arrivano per la prima volta nel nostro Paese saranno messi a disposizione anche corsi base di lingua italiana: raggiunto il livello ideale, accederanno al corso specifico per la sicurezza e i diritti».

Il prefetto Demetrio Martino, nell’esprimere vivo apprezzamento per l’iniziativa assunta da Agribi a vantaggio dei cittadini stranieri presenti sul territorio provinciale, si è soffermato «sull’importanza della conoscenza della nostra lingua, indispensabile in ogni occasione della vita quotidiana ed in particolare all’interno di esperienze lavorative. La semplicità ed efficacia dell’uso dell’applicazione faciliterà l’apprendimento dei termini di maggior impiego nelle attività lavorative e produrrà certamente un importante contributo nel percorso di integrazione nella comunità veronese».

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