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16 Giugno 2021
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Arcole, l’antimafia sequestra beni per 2 milioni ad un imprenditore edile

La Direzione investigativa antimafia ha confiscato beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa due milioni a Salvatore Cappa, 53 anni, imprenditore edile, originario di Cutro (Crotone) trasferitosi nel 1995 in provincia di Reggio Emilia e domiciliato ad Arcole, arrestato il 28 gennaio 2015nell’ambito dell’operazione Aemilia insieme ad altre 202 persone. Ad Arcole vive anche la moglie, Caterina Gaetano, anche lei cutrese, 46 anni.

La Cassazione, infatti, ha respinto il ricorso che era stato presentato da Cappa e dalla moglie, che ora dovrà lasciare l’abitazione di famiglia. Il sequestro preventivo frutto della lotta alla ’ndrangheta emiliana risale al 23 novembre 2017, quando la Dia di Bologna ha ottenuto il decreto nei confronti di Cappa, condannato a nove anni dalla Corte d’Appello di Bologna per associazione mafiosa, estorsione e reimpiego di beni di provenienza illecita.
All’imprenditore edile calabrese, che nel frattempo si è trasferito ad Arcole, sono stati sequestrati conti correnti, veicoli, documenti della società Fft global service Srl e quattro immobili: tra questi la villetta di residenza ad Arcole e un appartamento con autorimessa in via Salvemini, a Santa Croce, intestato a un tale Celestino Sassi, nato in Francia ma residente in Italia, risultato poi inesistente.
L’avvocato Fausto Bruzzese, difensore di Cappa e procuratore speciale della consorte, ha impugnato il provvedimento della Corte d’Appello che confermava la misura personale della sorveglianza speciale e la misura di prevenzione patrimoniale della confisca emesse dal Tribunale di Reggio Emilia. Ma a fine marzo la Cassazione ha depositato il responso: ricorso inammissibile su tutti i fronti. E oggi è scattato il sequestro definitivo.

Cappa, attualmente sta scontando la pena nel carcere di Oristano per la condanna definitiva a 9 anni e 4 mesi nel processo “Aemilia”. Secondo la sentenza aveva un ruolo diraccordo con la cosca Grande Aracri di Cutroin diretto collegamento con personaggi di primo piano della consorteria. L’uomo aveva messo a disposizione del sodalizio alcune imprese create appositamente con lo scopo di commettere reati fiscali e riciclaggio. Contribuì anche al cosiddetto “affare Sorbolo”, consistito nella lottizzazione di un terreno nel comune di Sorbolo, appunto, nel Parmense per l’edificazione di diversi complessi immobiliari per un valore di oltre 20 milioni, con denaro proveniente dalla cosca di Cutro e dalla attività criminale svolta in Emilia.

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