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14 Agosto 2022
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Arena di Verona, ipotesi di accordo con i sindacati per salvare la lirica

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Fondazione Arena, dopo l’ultimatum c’è l’ipotesi di accordo. Oggi le assemblee dei lavoratori con voto palese e, se sarà accettato, venerdì la firma per arrivare finalmente alla Legge Bray, e quindi ai fondi dello Stato necessari per togliere dal pantano l’Arena di Verona, appesantita da una serie di bilanci in rosso per 30 milioni di euro.

Sono state 10, durissime, ore di trattiva quelle che ieri hanno visto di fronte tutte e quattro le organizzazioni sindacali dei lavoratori areniani (Cisl, Cgil, Uil e Fials) ed il direttore generale della Fondazione, Francesca Tartarotti, delegata dal commissario Carlo Fuortes per la vertenza. Una vertenza su cui, proprio lunedì lo stesso commissario aveva fatto calare come un macigno il suo ultimatum: accordo firmato entro e non oltre domenica, altrimenti senza, la possibilità di accedere alla Legge Bray ed ai suoi fondi, si torna alla liquidazione proposta un mese fa dall’allora presidente della Fondazione, il sindaco di Verona Flavio Tosi.

«Abbiamo siglato un’ipotesi di accordo che puntiamo a firmare già venerdì mattina, dopo che domani verrà proposto all’approvazione dei lavoratori – ha detto ieri sera alle 20, uscendo dal vertice iniziato alle 10 del mattino, Ivano Zampolli della Uil -. Si tratta di un accordo possibile e che permetterà, accedendo alla legge Bray, di superare la situazione di emergenza e quindi di iniziare poi a parlare di nuovo piano industriale e di rilancio dell’Arena».

Per questo, stavolta, i sindacati (uniti e non più divisi tra Cisl da una parte, Cgil e Uil dall’altra. e la Fials da un’altra ancora) hanno deciso di mettere a votazione palese e non più a referendum con voto segreto, la verifica che avverrà oggi nelle assemblee dei lavoratori. Un accordo che prevede la riduzione di 53 giornate lavorative nel triennio 2016-2018 con accesso al Fondo integrazione salariale, al posto dell’ipotesi avanzata dal commissario di passare per tutti al part time; l’accompagnamento alla pensione o all’esodo nel corso sempre di tre anni per gli esuberi tecnico-amministrativi; e soprattutto viene tolto dall’accordo il problema del corpo di ballo delegandolo ad una successiva valutazione.

Sul corpo di ballo dell’Arena, l’unico rimasto in Veneto legato ad una Fondazione lirica, i sindacati chiederanno oggi l’apertura di un tavolo in Regione ed hanno già chiesto un vertice all’assessore regionale alla cultura, Cristiano Corazzari. «Puntiamo per il corpo di ballo a dar vita ad un progetto di macroarea, che coinvolga tutti i teatri e le Fondazioni liriche del Veneto, a partire dalla Fenice di Venezia – spiega Zampolli -. Potrebbe diventare il punto di riferimento per la danza classica di tutte queste realtà, proponendosi anche come scuola. Così si spalmerebbero i costi tra tante diverse strutture, salvaguardando posti di lavoro e la grande professionalità del corpo di ballo areniano».

«È chiaro, però, che il punto focale di quest’accordo – conclude Paolo Seghi della Cgil – sono il superamento dell’ultimatum del commissario, l’accesso alla Legge Bray e quindi la possibilità di un rilancio della Fondazione Arena». Per questo, oggi, a Verona, tutti saranno con gli occhi puntati sulle assemblee dei lavoratori. Lo scorso aprile il referendum tra i lavoratori su una prima proposta di accordo finì con 132 a 130 per i “No”, aprendo al baratro della messa in liquidazione evitata solo dall’intervento del Ministro dei Beni Culturali che commissariò la Fondazione. Un altro “no” potrebbe essere l’ultimo.

Massimo Rossignati

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