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3 Marzo 2024
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Arresti in corso anche a Verona per una frode fiscale da 1 miliardo di euro scoperta dalla Guardia di Finanza

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Dalle prime luci dell’alba oltre 120 militari del Comando Provinciale di Vicenza, in collaborazione con numerosi Reparti del Corpo sul territorio nazionale e con le Polizie di 5 Paesi esteri, stanno dando esecuzione a 18 misure di custodia cautelare in carcere e a 11 arresti domiciliari, emessi dal Giudice delle Indagini Preliminari di Vicenza, Massimo Gerace, nei confronti di altrettante persone appartenenti a un’organizzazione a delinquere transnazionale dedita, almeno dal 2009, a una colossale e sistematica frode all’Iva e alla commissione di reati fallimentari.

L’esecuzione delle misure cautelari si stanno svolgendo, oltre che nella provincia di Vicenza (nella quale risiedono i principali artefici della frode e dove i sodali si riunivano per assumere le decisioni più importanti, quali quelle su come spartirsi i proventi dell’evasione), anche nelle province di Catania, Cremona, Ragusa, Roma, Bergamo, Cosenza, Brindisi, Biella, Milano, Napoli, Pescara, Varese, Udine, Alessandria, Parma, Verona e Treviso.

Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Barbara De Munari sono state condotte, fin dal 2013, dal Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, utilizzando anche speciali software d’indagine, intercettazioni telefoniche (quasi 75 mila le conversazioni ascoltate) e telematiche, perquisizioni e pedinamenti su tutto il territorio nazionale nonché di riscontri documentali mediante l’esecuzione di numerose verifiche fiscali, nei confronti di ben 218 indagati, praticamente tutti di nazionalità italiana (infatti, solo un denunciato è straniero – un serbo – peraltro residente da anni a Vicenza). Ne è risultato un complesso intreccio di società (in tutto 180), sia nazionali (145, in gran parte con sede in Milano e Roma, delle quali 76 c.d. “cartiere” e 69 c.d. “filtri”/”broker”, quest’ultimi costituiti da 15 “filtri puri” e da 54 società invece effettivamente esistenti ed operative, nonché dotate di una reale struttura organizzativa e di dipendenti) e di società estere (35 c.d. “conduit” di 15 Paesi comunitari: 4 in Austria, 4 a Malta, 4 in Repubblica Ceca, 4 in Slovacchia, 3 in Polonia, 2 in Belgio, 2 in Bulgaria, 2 in Croazia, 2 in Germania, 2 in Romania, 1 Cipro, 1 in Gran Bretagna, 1 in Irlanda, 1 in Lettonia e 1 nei Paesi Bassi) strumentalmente utilizzate per non versare all’Erario oltre 130 milioni di euro di Iva

La complessa attività ha permesso di accertare un giro di fatture per operazioni inesistenti pari a 930 milioni di euro, relative a svariati prodotti tra i quali certamente maggior peso hanno avuto quelli prodotti hi-tech (tablet, supporti digitali e televisori); tuttavia, l’organizzazione ha diversificato trattando anche altra merce come toner per stampanti e materie prime alimentari, quali farine, zucchero e latte in polvere.

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