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6 Ottobre 2026
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Aziende in crisi, il gruppo Flo chiude lo stabilimento Isap di Catania e ora si teme per Verona: sciopero

È stato proclamato ieri dalle segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e dal Coordinamento nazionale delle RSU del gruppo Flo/Isap e delle strutture territoriali uno sciopero di un’ora per il 27 aprile, da svolgersi alla fine di ogni turno. Lo scorso 27 febbraio è stata, infatti, avviata una procedura di mobilità per i 45 dipendenti del sito di Catania e la conseguente chiusura delle attività.

«Lo sciopero si è reso necessario – spiegano i sindacati – dopo l’incontro con l’azienda al Ministero delle imprese, lo scorso 8 aprile, in cui il gruppo industriale si è sottratto alle proposte avanzate per una gestione socialmente accettabile della crisi dello stabilimento catanese. Nella fattispecie ai dirigenti di Isap abbiamo chiesto l’apertura di una cassa integrazione straordinaria; di avviare una ricerca di un acquirente per riqualificazione e reindustrializzazione, e una gestione sociale dell’esubero anche attraverso un’incentivazione congrua e dignitosa. Lo stesso Ministero aveva proposto strumenti di gestione della crisi anche da un punto di vista finanziario attraverso l’accesso al fondo di salvaguardia per il tramite di Invitalia». «Ricordiamo che la crisi dello stabilimento di Catania ha molteplici fattori, su tutti un forte deterioramento dei risultati economici del gruppo che negli ultimi 10 anni di attività ha perso grandi quote di mercato passando da 220 milioni di fatturato ai 160 milioni del 2025, e il 2026 non prevede inversioni di tendenza con ad oggi una flessione di un ulteriore 8%», spiegano i sindacalisti.

«Ma l’azienda permane nella determinazione di chiudere il sito senza aprire la cassa – _anno presente le organizzazioni sindacali -. Permane, inoltre, la volontà di accompagnare i lavoratori alla porta con un incentivo di 5.000 euro, cifra che il coordinamento nazionale ritiene misera e provocatoria. Sul piano occupazionale, inoltre, l’azienda ci ha informato che le tensioni non si esauriscono con la vicenda Catania, ma che sarà inevitabile una riorganizzazione dei siti di Verona e di Parma. Nonostante ad oggi su questo non ci sia ancora un piano definito, non sentiamo di escludere eventuali impatti occupazionali anche sullo stabilimento di Verona».

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