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20 Ottobre 2020
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Bassi interroga Coletto: «È vero che chiude l’ospedale di comunità ela Rsa di Caprino?»

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«È vera la notizia dell’imminente chiusura dell’ospedale di comunità e della Residenza sanitaria assistita di Caprino?». Lo ha chiesto oggi all’assessor regionale alla sanità, Luca Coletto (Lega Nord), il consigliere tosiano Andrea Bassi con un’interrogazione che pune, ancora una volta, al centro la sanità veronese.

«Il progetto e l’attuazione della riconversione dell’ospedale di Caprino in Centro Sanitario Polifunzionale, condiviso con i sindaci del territorio, risale all’anno 2006 – spiega Bassi – gli accordi presi allora con la conferenza dei sindaci‎ prevedevano che, in luogo, fossero attivate una Rsa, un ospedale di comunità, un “hospice” e mantenuto il Pronto Soccorso, oltre a tutta un’altra serie di servizi. Negli anni a seguire però sono stati attivati solo l’Rsa e l’ospedale di comunità mentre il Pronto Soccorso è stato definitivamente chiuso in data 8 gennaio 2014. Doveva essere sostituito da un Punto di Primo Intervento di tipo B che ad oggi, nonostante le modifiche in tal senso della scheda ospedaliera dell’Ulss 22, non risulta ancora attivato. E nemmeno l’hospice risulta ancora attivato».

«In compenso – aggiunge il tosiano – pare che‎, il prossimo 10 giugno, verranno chiusi pure l’ospedale di comunità e la Rsa rendendo così l’ex-ospedale di Caprino un deserto di servizi sanitari. Se questo fosse confermato, si tratterebbe dell’ennesima presa in giro verso i cittadini di quest’area della provincia veronese e sarebbe una grave violazione di un patto siglato ancora nell’anno 2006 tra la Regione Veneto e questo territorio».

Per questo, il consigliere veronese della lista Tosi ha interrogato il presidente Zaia e la giunta regionale, in particolare l’assessore Coletto per capire «Se corrisponda al vero la notizia dell’imminente chiusura dell’ospedale di comunità e della Rsa di Caprino, e quali sono i programmi e le risposte che questa amministrazione regionale ‎ intende dare per la sanità a Caprino e nell’area del Baldo. Perché, se non ce ne sono, significherebbe lasciare un’area viva e turistica scoperta sotto il punto di vista sanitario, con il rischio di gravi conseguenze».

 

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