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1 Novembre 2020
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Cancro del pancreas: ricercatori dell’Università di Verona scoprono un biomarcatore per personalizzare la terapia

Identificato un nuovo biomarcatore, chiamato “IL8”, quale fattore predittivo di risposta al nuovo farmaco nanotecnologico sperimentale nal-IRI per il trattamento dei pazienti affetti da cancro del pancreas in stadio avanzato. I risultati dello studio condotto dal gruppo di ricerca diretto da Davide Melisi, oncologo della Sezione di Oncologia medica del dipartimento di Medicina dell’università di Verona, sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica “Clinical Cancer Research”.

«Il tumore del pancreas è la neoplasia umana maggiormente resistente ai trattamenti chemioterapici convenzionali – spiega Melisi -. Le nanotecnologie hanno dato a oggi i migliori risultati sperimentali sia nel trattamento dei pazienti di nuova diagnosi che in quelli già trattati, ma avere a disposizione un biomarcatore che possa far decidere quale terapia possa essere più indicata è quanto mai indispensabile».

Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, ha dimostrato che la semplice misurazione, nel plasma dei pazienti, del fattore circolante “IL8” sia il più importante indicatore dell’attivazione, nel tumore, di TAK1, una componente di una delle vie di segnalazione maggiormente responsabili di chemioresistenza in queste neoplasie e identificata proprio dal gruppo di ricerca veronese.

Primo autore dell’articolo è la dottoressa Valeria Merz, dottoranda di ricerca dell’Ateneo scaligero. La ricerca, che si è svolta in collaborazione con l’Istituto oncologico veneto di Padova, ha validato il ruolo di IL-8 in due differenti gruppi di pazienti affetti da carcinoma del pancreas avanzato, dimostrando che i pazienti con bassi livelli di tale fattore hanno avuto una sopravvivenza dalla diagnosi due volte più lunga se trattati con nal-IRI rispetto al gruppo trattato convenzionalmente.

«Siamo entusiasti di questi risultati nei pazienti anche perché sono la validazione in clinica di anni di ricerche di laboratorio del nostro gruppo», conclude Melisi.

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