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20 Giugno 2024
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Caprino Veronese, convegno sull’affresco con scene di caccia restaurato dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti

Cavalieri a cavallo attorniati da cani in corsa puntano con arco e frecce gli animali selvatici. Dietro, lo stuolo di servitori raccoglie la cacciagione. È un tuffo nella vita del Tardo Medioevo veronese, il ciclo di affreschi della Casa dei Canonici di Ceredello che sarà illustrato, venerdì 29 luglio, alle 17, a Palazzo Carlotti, sede municipale di Caprino Veronese, al convegno “Scene di caccia. Un affresco del primo Quattrocento proveniente dalla Casa dei Canonici di Ceredello”.

Il convegno si aprirà alle 17 con i saluti delle autorità e la presentazione del volume «La presenza dei canonici della cattedrale di Verona in Ceredello e l’affresco con scene di caccia», a cura del bibliotecario Franco Zeni della Biblioteca-Museo di Caprino. Sulla presenza dei canonici a Ceredello parlerà anche Giuliano Sala. Rinaldo Veronesi, della Pro Loco, ripercorrerà la storia del rinvenimento degli affreschi a metà del Novecento e della loro acquisizione. Claudio Facchinetti illustrerà la decorazione complessiva della Casa dei canonici.

La parola passerà, quindi, all’Accademia di Belle Arti che con gli studenti della Scuola di Restauro, seguiti dalla docente Laura Lucioli, ha restituito i colori originali a tre sezioni dell’affresco. Dell’intervento di restauro parlerà il professore Massimiliano Valdinoci, coordinatore della Scuola di Restauro.  In seguito, interverranno Letizia Tasso, della Soprintendenza SABAP Vr, che collocherà l’affresco nella storia della pittura veronese, e Renato Betta, presidente della Pro Loco, che chiuderà il convegno.

Gli affreschi decoravano la Casa dei Canonici di Ceredello e risalgono al XII secolo d.C. Componevano, probabilmente, una fascia decorativa murale poco sotto il soffitto dell’interno, con le scene di caccia raffigurate in modo consequenziale.

Le opere sono state asportate dalla loro sede originaria attorno alla metà del secolo scorso, per salvarle dalla demolizione dell’edificio in cui si trovavano, e attraverso la tecnica dello “strappo” sono state poste su un nuovo supporto non più murario, ma tessile.

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