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23 Maggio 2024
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Caso diamanti, prima sentenza a favore di un risparmiatore: Bpm condannata a risarcire 32 mila euro

La Corte d’Appello di Venezia ha emanato oggi la prima decisione in tema di diamanti da investimento confermando la sentenza del Tribunale di Verona che per primo, giudice Vaccari, aveva condannato Banco Bpm a risarcire un cliente che aveva acquistato diamanti da investimento.

condannando Banco Bpm a corrispondere a Giovanni Tamellini la somma di 32.206,66 euro, oltre interessi legali. La decisione dei giudici veneziani è del 5 ottobre, ma solo oggi è stata depositata la sentenza.

«Siamo lieti di quest’esito processuale sia per il suo contenuto che per i principi che esso statuisce – afferma il presidente di Adusbef, l’avvocato Antonio Tanza -. Non ci stupirebbe, peraltro, che la pronuncia sia oggetto di ricorso in Cassazione da parte della banca, come avvenuto per l’appello, e nel caso siamo pronti a discutere anche dinanzi ai Giudici di Legittimità, come sempre abbiamo fatto. La storia di Adusbef è caratterizzata proprio dalle battaglie giudiziarie in favore dei risparmiatori».

La causa era stata mossa da un risparmiatore, difeso dagli avvocati Vincenzo e Camilla Cusumano (nella foto), nella sua qualità di erede di una zia che aveva acquistato nel 2016 diamanti da investimento della società IDB tramite l’intermediazione di Banco Bpm investendo 46.222,40 euro. La risparmiatrice aveva acquistato i diamanti nella convinzione di effettuare un investimento sicuro, senza rischi di perdita. Successivamente, tramite articoli di giornale, ed in particolare grazie alla trasmissione Report, l’erede dell’anziana scopriva che i diamanti non erano affatto un investimento sicuro e veniva a conoscenza che il loro valore era notevolmente inferiore rispetto a quello che era stato riferito. Nelle more del giudizio l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) sanzionava sia IDB Spa che Banco BPM per pratiche commerciali scorrette, provvedimento confermato sia davanti al Tar Lazio che davanti al Consiglio di Stato.

A seguito del primo ricorso depositato dai legali incaricati dalla banca il Tribunale di Verona aveva emanato la prima sentenza in Italia a favore del cliente per la vicenda diamanti, sentenza che veniva immediatamente appellata dalla banca con 8 motivi di appello. Il 5 ottobre la Corte d’Appello di Venezia ha rigettato l’appello della banca e confermato la sua responsabilità affermando: «Non v’è dubbio che la Banca sia un soggetto qualificato e che, pertanto, fosse tenuta a conformare la propria condotta in modo tale da non ledere l’affidamento legittimamente risposto dal proprio cliente nella serietà e trasparenza della stessa», nonchè condannato Bpm a versare all’associato Adusbef la differenza tra il capitale investito ed il valore delle pietre che restano al cliente, oltre agli interessi e le spese legali.

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