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10 Agosto 2022
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Caso Report, Tosi finisce imputato per calunnia e diffamazione a Ranucci

ranucci

Tosi imputato di calunnia e Ranucci archiviato. Si è trasformata in un vero boomerang la famosa “querela preventiva” che il sindaco di Verona, Flavio Tosi, aveva mosso il 21 febbraio del 2014 contro il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci e contro la sua direttrice Milena Gabanelli, che stavano indagando (l’inchiesta sarebbe poi andata in onda su Report il 7 aprile 2014) sulle amicizie calabresi del primo cittadino e sul fantomatico video hard che lo vedrebbe protagonista.

Ieri, infatti, sono state depositate le due ordinanze con cui il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona, Livia Magri, ha deciso sull’udienza tenuta il 13 ottobre scorso, nella quale l’avvocato di Ranucci, il legale veronese Luca Tirapelle, aveva chiesto l’archiviazione per il giornalista.

Ma il giudizio è andato ben oltre. Infatti, non solo è stato accolta la richiesta, avanzata anche dal pubblico ministero, di archiviare la querela contro Ranucci. Ma il giudice ha pure deciso di imputare a Flavio Tosi ed a Sergio Borsato (l’ex leghista che riprese Ranucci e fornì il video su cui il sindaco basò la sua querela preventiva e la conferenza stampa in municipio in cui attaccò duramente Ranucci e Report) i reati di calunnia e diffamazione.

Scrive, infatti, il giudice nell’ordinanza che Tosi nella famosa conferenza stampa in cui mostro Ranucci ripreso da Borsato e Giacobbo (definiti dallo stesso magistrato “agenti provocatori” mandati dal sindaco di Verona), «ha riferito circostanze, queste sì altamente diffamatorie, ai danni di Ranucci assolutamente contrarie al vero, ad esempio affermando che il video da lui allegato alla querela avrebbe fornito la prova del “tentativo del giornalista di Report di costruire notizie false e diffamatorie nei miei confronti, cercando di acquisire la necessaria documentazione con metodi illeciti e con l’uso di denaro pubblico”». E poi che «Tosi ha appositamente taciuto, nel presentare querela, che proprio Borsato era uno di quei soggetti che stavano convincendo Ranucci dall’esistenza del video hard». «Tutto ciò – conclude il magistrato – integra il reato di calunnia e impone la formulazione dell’imputazione nei confronti di Flavio Tosi. Alla calunnia posta in essere da Tosi ha certamente concorso consapevolmente il coindagato Sergio Borsato». A questo, il giudice aggiunge anche il reato di diffamazione nei confronti di Tosi, dando al pubblico ministero dieci giorni di tempo per «elevare le imputazioni».

E così quello che, come disse Milena Gabanelli nel presentare l’inchiesta di Ranucci, doveva essere il “Trappolone” contro il giornalista di Report è tornato come un boomerang contro il sindaco di Verona.

«Siamo soddisfatti perché è stata accolta tutta la nostra linea difensiva che puntava a valorizzare i limiti del giornalismo di indagine – dice il legale di Ranucci, l’avvocato Tirapelle -. Non è passato il tentativo di mettere la museruola al giornalismo d’inchiesta, serio e preciso, che resta tanto importante per questo Paese».

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