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17 Agosto 2022
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Coinvolte anche aziende del Veronese nella frode fiscale da 100 milioni scoperta a Vicenza

guardiafinanza

Cento milioni di euro di operazioni fiscali inesistenti. A tanto ammonterebbe la frode messa in piedi da Marisa Rigon, 56 anni, imprenditrice vicentina che, secondo l’accusa,  aveva organizzato con Virgilio e Michele Paganin (padre e figlio), titolari della Nordigross Srl di Vicenza, un vero e proprio colosso nel mercato della grande distribuzione alimentare di bevande, un sistema fraudolento finalizzato all’evasione dell’Iva, incentrato su una ventina di società “cartiere” in Italia ed all’estero. Tutti sono indagati per associazione per delinquere ed una serie di reati tributari.

Oltre all’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’imprenditrice vicentina (a cui sono stati sequestrati anche beni per circa 1,7 milion) ed al decreto di sequestro preventivo per oltre 6,2 milioni nei confronti dei Paganin e della Nordigross, le Fiamme Gialle di Padova, con la collaborazione dei Reparti del Corpo competenti per territorio e dei funzionari dell’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, hanno anche eseguito 120 perquisizioni locali e domiciliari nelle province di Padova, Vicenza, Rovigo, Treviso, Verona, Venezia, Udine, Trento, Milano, Brescia, Torino, Ferrara, Lucca, Chieti, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Foggia, Sassari e Messina, alla ricerca di documentazione utile alle indagini.

Secondo le indagini, il sistema fraudolento organizzato dalla Rigon e dai Paganin, avrebbe consentito, dal 2009 ad oggi alla Nordigross di ottenere merci (bevande alcoliche e non) sottocosto da immettere sul mercato, conseguendo una posizione dominante nel settore della grande distribuzione alimentare, a danno di altre imprese che hanno invece operato correttamente.

Il meccanismo attuato è quello dell’interposizione di società “cartiere” tra il primo venditore, normalmente identificato in una società comunitaria regolarmente operante nel settore della vendita di bevande, e l’acquirente finale Nordigross. In realtà le bevande passavano direttamente dal primo venditore a Nordigross mentre l’interposizione delle società cartiere, che compravendevano la stessa partita di beni nel breve volgere di alcuni giorni, senza operare ricarichi o in perdita, e che risultavano inadempienti a tutti gli obblighi fiscali, era finalizzata a fini di frode del fisco (indebita detrazione e compensazione dell’Iva). Spesso la partita di beni risultava introdotta in Italia ad opera di società con sede in Paesi comunitari e, quindi in esenzione Iva; società che le autorità straniere comunicavano essere delle “cartiere”. In pratica si trattava di società che, in caso di merci già nazionalizzate, avevano la funzione di far apparire le stesse come provenienti da un fornitore comunitario e, in quanto tali, esenti da imposizione Iva.

L’Iva versata da Nordigross alle cartiere (in tutto 20, di cui 3 in Slovenia e 1 in Romania), e da queste non versata all’erario, veniva poi restituita alla società vicentina sotto forma di vendita sottocosto (15% e oltre rispetto al prezzo di acquisto) e di restituzione in contanti (pari all’1% del valore della fornitura). Ovviamente le società interposte svolgevano attività meramente cartolare essendo le sedi sociali inesistenti, mancando una struttura operativa idonea, essendo formalmente amministrate da “uomini di paglia”, retribuiti all’unico scopo di apparire formalmente amministratori. La sequenza dei passaggi tra società e società, ricostruita dai militari della Guardia di Finanza e dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, veniva artificiosamente allungata allo scopo di utilizzare cartiere che, grazie alla sistematica evasione dell’Iva, permettevano a Nordigross di acquistare sottocosto e, contemporaneamente, di porre ingenti volumi di Iva in compensazione con quella a debito. Il tutto organizzato dai gestori della Nordigross e dalla stessa Rigon, che svolgeva il lavoro “sporco”, ad esempio reperendo soci ed amministratori di comodo, creando e gestendo società cartiere, ma anche consegnando denaro contante ai Paganin, a titolo di retrocessione di parte di quello versato alle cartiere come Iva.

L’ammontare complessivo delle fatture soggettivamente inesistenti allo stato ricostruito è pari a circa 100 milioni di euro, mentre i soli acquisti di Nordigross da società cartiere sono superiori ai 30 milioni di euro nel periodo 2009-2014.

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