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17 Agosto 2022
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Confagricoltura lancia da Fieragricola la ricerca italiana sulle biotecnologie

Confagricoltura convegno

«Il percorso dell’agricoltura s’incammina verso uno sviluppo sostenibile e ambientale, che passa anche attraverso il miglioramento delle varietà agricole per aumentare la resistenza alle malattie e progredire in termini qualitativi e quantitativi». Lo ha dichiarato oggi a Fieragricola l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan, intervenuto al convegno “Cisgenetica: parte la via italiana al biotech” promosso da Confagricoltura Veneto.

«La Regione è molto interessata alla ricerca e all’innovazione in agricoltura, che segue anche attraverso i propri centri di ricerca a Padova e Conegliano – ha detto l’assessore -. I cambiamenti climatici ci imporranno delle scelte, così come gli orientamenti sociali, che vanno verso una richiesta sempre più forte di prodotti sani e senza chimica. E noi, quando sarà il momento, faremo la nostra parte. Del resto il miglioramento genetico in agricoltura esiste dalla storia dell’uomo: si sono sempre incrociate piante e animali per avere la qualità. La ricerca esiste anche in medicina. Trovo, quindi, che non sia scandaloso di parlare di cisgenetica e biotecnologie in agricoltura».

Lorenzo Nicoli, presidente di Confagricoltura Veneto, ha aperto il convegno ricordando l’impegno che da tempo l’associazione ha messo in campo per la ricerca: «Con l’innovazione possiamo coltivare il sogno di un’agricoltura che possa coniugare sostenibilità economica e ambientale e che riesca a diminuire l’utilizzo della chimica per combattere le malattie. Il settore agricolo italiano necessita di risorse per recuperare il gap competitivo con gli altri Paesi, che vedono nella ricerca e nell’innovazione genetica in agricoltura non un problema, ma una soluzione alle sfide globali».

Mario Pezzotti, docente dell’Università di Verona, ha annunciato in anteprima che Verona dal 13 al 18 giugno ospiterà 400 ricercatori provenienti da tutto il mondo con un convegno sulle biotecnologie legate alla viticoltura: «Le biotecnologie di cui si parla molto negli ultimi tempi, dopo il sostegno dato dal ministro Maurizio Martina con lo stanziamento di 21 milioni alla ricerca in agricoltura, sono nate su impulso delle ricerche di Verona nel 2006 sul genoma della vite – ha ricordato -. Oggi conosciamo 30 mila geni della vite. A Verona abbiamo costituito un centro di ricerca che, grazie anche a finanziatori esterni, ci ha consentito di sviluppare la tecnologia attraverso macchinari d’avanguardia. Abbiamo anche decodificato il genoma del vitigno autoctono Corvina. Oggi conosciamo tutti i geni del vitigno, con sequenze e modo di operare nella pianta. Una grande diversità genetica disponibile che può servire per sviluppare nuove varietà resistenti ai patogeni e migliorare la qualità delle piante».

Sono le aziende stesse, ha chiarito Diego Tomasi, direttore del Crea-Vit di Conegliano, a chiedere di poter produrre più sicurezza alimentare ed efficienza: «Da un’indagine svolta su 400 aziende venete dall’Unione italiana Vini, in collaborazione con il Crea e l’università, è emersa la richiesta di energia rinnovabile, enti enologici più efficienti, vitigni resistenti alle malattie, tutela delle risorse – ha chiarito -. Tutto questo si traduce nella parola innovazione. Innovare significa introdurre nuovi sistemi e ammodernamenti, come si è fatto dall’800. È grazie a questi continui mutamenti che oggi la viticoltura italiana ha 500 varietà a fronte delle 340 della Francia, l’87 per cento delle quali sono autoctone. Negli ultimi dieci anni si sono aggiunte altre 120 varietà, grazie anche al cambiamento climatico. La ricerca può aiutarci nell’arricchimento della biodiversità e nell’aumento della resistenza delle piante, per far fronte alle nuove sfide del futuro».

Barbara de Nardi, ricercatrice Crea-Vit di Conegliano, ha illustrato alcune delle moderne biotecnologie, come il genome editing e la cisgenesi: «Vogliamo portare avanti tutte le linee di ricerca – ha annunciato – perché senza diversità non ci si può adattare al cambiamento. Le moderne tecniche ci permettono di trasferire o modificare una porzione di vitigno sensibile, in modo da renderlo resistente. Un passo in avanti epocale rispetto all’incrocio classico: sarà come viaggiare con un moderno treno ad alta velocità rispetto al vecchio regionale».

Guidalberto di Canossa, vicepresidente di Veronafiere, ha salutato la fine di un lungo immobilismo: «Mi sembra che qualcosa in questo stagno medievale si stia muovendo. La presa di posizione del Ministero sulle biotecnologie è importantissima perché ha rotto una conformità assolutamente negativa fatta di posizioni ideologicamente non comprensibili dal punto di vista del mercato. Ora dobbiamo curare l’aspetto più importante di tutti: la comunicazione. Dobbiamo far capire al consumatore quali grandi opportunità si aprono con la ricerca per il futuro del pianeta».

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