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23 Ottobre 2020
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Confagricoltura: «Sul federalismo serve una chiara regia nazionale»

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Un federalismo che è diventato un doppione di norme ed ha aumentato ancor più la burocrazia. In un Paese dove non si decide più e dove i costi di un’amministrazione sempre più pesante ricadono sugli imprenditori, compresi quelli agricoli. È questo l’allarme lanciato lunedì 27 aprile dall’assemblea regionale di Confagricoltura Veneto, tenuta a Villa Arvedi di Grezzana, a Verona.

«La mancanza di una regia forte centrale e la litigiosità delle Regioni, ha creato l’aumento della burocrazia e dei costi alle imprese. Paghiamo, non solo in termini di aumento della tassazione come con l’Imu, ma più in generale con la frammentarietà degli interventi politici e l’assenza di una regia centrale. Non c’è una chiara direzione nazionale e si assiste sempre più al limite della Conferenza Stato-Regioni che non riesce a fare sintesi delle esigenze né del Paese, né di quelle locali – ha esordito Lorenzo Nicoli, presidente di Confagricoltura Veneto -. Le norme europee sono recepite a livello nazionale con un aumento burocratico delle stesse, lasciando, inoltre, spazio per un ulteriore appesantimento anche a livello regionale e determinando spesso un’applicazione ulteriormente restrittiva e penalizzante di quanto previsto dalla normativa europea».

«La spesa pubblica locale è fuori controllo. L’illusione degli anni Settanta che i mali storici del centralismo romano si risolvessero con la creazione di “piccoli stati” regionali si è rivelata inconcludente – ha proseguito Il professor Paolo Feltrin -. In sostanza, l’idea di quegli anni era che le Regioni sarebbero state in grado di gestire meglio la cosa pubblica del Governo centrale attraverso il federalismo regionale. Così non è stato. Le Regioni come Organo politico hanno fallito, sono inadeguate per la gestione legislativa, ma possono essere un buon livello organizzativo come per la sanità nel Veneto. Si sono create amministrazioni che costano troppo e che sono inadeguate per un mondo globalizzato. La frammentazione decisionale non aiuta l’impresa. Il Veneto ha un’alta propensione all’esportazione, ma gli imprenditori devono però essere aiutati ad arrivare in pochi anni a superare la soglia dell’esportazione del 50% dei loro prodotti».

La tavola rotonda che ne è seguita, coordinata dal vice direttore nazionale dei TG regionali Beppe Gioia, ha subito allargato l’orizzonte all’Europa grazie all’intervento, in videoconferenza da Bruxelles, dell’europarlamentare onorevole Paolo De Castro. «L’Italia ha un reale problema di rappresentanza del mondo agricolo in Europa, e spesso mancano la coesione e disposizioni chiare da parte del nostro Paese. E questo quando è in Europa dove si assumono le decisioni fondamentali per l’agricoltura italiana», ha detto De Castro.

«Con la programmazione del nuovo Piano di Sviluppo Rurale abbiamo attuato una politica di semplificazione. Nel Veneto circa il 3% delle aziende agricole chiudono, sono aziende piccole e marginali, il futuro sarà di quelle che riusciranno a rimanere sul mercato e il Psr è stato pensato per sostenerle attraverso vari incentivi – ha cercato di difendere le scelte regionali l’assessore uscente all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato -. Ricordo che purtroppo la Regione non ha autonomia finanziaria. Concordo sulla necessità che ci sia una forte strategia nazionale in merito al made in Italy e di promozione dei nostri prodotti all’estero, promozione che però deve essere effettuata in collaborazione con le Regioni».

«La nostra agricoltura è figlia delle scelte, o non scelte, che sono state prese negli anni scorsi. Si è ricercato il consenso elettorale senza avere come priorità il futuro delle nostre aziende agricole – ha accusato nell’intervento di chiusura il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi -. Il nostro sistema amministrativo e politico attuale è adeguato alle nostre necessità? Ha ancora senso il rituale delle consultazioni nelle Commissioni agricoltura della Camera e del Senato? Ritengo che ci sia la necessità di una forte revisione della macchina dello Stato, ma anche del sistema complessivo della rappresentanza, anche sindacale. Per troppo tempo abbiamo accusato gli altri per i nostri fallimenti. È giunta l’ora di questa presa di coscienza e, consapevoli della forza e della capacità dei nostri imprenditori, di prendersi la responsabilità del nostro futuro Abbiamo già compiuto un grande salto qualitativo andando con coraggio oltre gli storici steccati ideologici che ci potevano separare da altre Organizzazioni e abbiamo creato “Agrinsieme”, una forte organizzazione che riunisce sotto un’unica casa il mondo sindacale agricolo, ad eccezione di un sindacato che è rimasto isolato, e quello della cooperazione tutta. Noi abbiamo fatto la nostra parte nell’unione sindacale, ora sta alla politica fare la sua».

In mattinata si era svolto il Road show veneto dei giovani di Confagricoltura, tour nazionale a tappe partito nel novembre scorso per presentare opportunità e iniziative per gli agricoltori under 39. Erano presenti gli studenti degli istituiti agrari di tutto il Veneto: da Caldiero a Isola della Scala, da Buttapietra a Lonigo, da Jesolo a Conegliano. In sala anche alcuni studenti delle facoltà di agraria di Bologna e Padova, oltre a Franco Pivotti e Patrizia Marini, rispettivamente dirigente veneto e nazionale degli istituti agrari.

Il presidente di Anga-Giovani di Confagricoltura Raffaele Maria Maiorano ha illustrato le opportunità e le novità del settore agricolo, mentre Chiara Sattin, presidente di Anga-Giovani Veneto, ha parlato dei progetti e delle attività dell’associazione.

Sono stati presentati i servizi di Anga come i viaggi studio, gli scambi imprenditoriali, l’agenzia di lavoro e primo impiego in agricoltura “Agrjob”, la formazione imprenditoriale, il portale di e-commerce “Food Made In” e i servizi Ismea. In chiusura alcune case history di successo e interessanti e innovative novità per il lavoro in campagna presentate dai tecnici della John Deer.

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