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25 Luglio 2024
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Covid-19 e Case di Riposo, la Cgil: «Serve un vero piano di emergenza che ancora non c’è»

«Sull’emergenza Coronavirus nelle case di riposo, che ha visto già tante vittime nel Veronese, serve un vero piano di emergenza che ancora non c’è». A dirlo è Sonia Todesco, segretaria generale della Funzione Pubblica della Cgil di Verona, che precisa: «Ancora non ci siamo con una presa in carico seria ed efficace dei problemi che affliggono oggi le Case di riposo della provincia di Verona. A partire dalla individuazione di spazi veramente isolabili all’interno di queste strutture in grado di evitare che ospiti ed operatori si infettino in poco tempo, una volta che il virus ha varcato la soglia».

«Ancora non è chiaro che cosa prevede l’Ulss 9 per quegli ospiti, risultati positivi al test da Covid-19, ospitati nelle case di riposo che non dispongono di questi spazi – riprende Todesco -. Il tema non è da poco ed urge che Regione e Ulss si esprimano chiaramente sul da farsi. Scartata l’ospedalizzazione e scartata dall’assessore Lanzarin la “struttura Covid per anziani” al pari degli ospedali, non si capisce come si intende procedere».

«Il presidente della Toscana, con un’ordinanza del 29 marzo ha individuato l’ipotesi in cui, accertata la positività di un ospite al Covid-19, che lo stesso possa essere mantenuto all’interno della struttura solo se risulta identificabile una area di isolamento altrimenti sarà collocato in una struttura socio-sanitaria dedicata con assistenza infermieristica h24, con supporto medico e di ossigeno, se necessario. In Veneto ancora non sono chiari i percorsi – accusa la segretaria della Cgil -. Gli altri due temi che meritano un po’ di attenzione sono la somministrazione dei tamponi e la carenza di personale. Sui tamponi c’è poco da stare allegri. Il 3 aprile la Fondazione Pia Opera Ciccarelli che gestisce 8 strutture con 650 posti letto complessivi e 803 dipendenti scrive a Protezione Civile, Ulss 9, Regione, lamentando che tamponi e consegna di dispositivi di protezione individuale non hanno ancora avuto alcun riscontro concreto. La somministrazione dei tamponi è in corso ma procede sulla stessa casa di riposo a distanza di oltre 6 giorni cosicché per personale ed ospiti, screenati in tempi diversi, non esiste il punto di partenza “X” con la conseguente vanificazione dell’obbiettivo dichiarato».

«L’ultimo, ma non meno importante tema, è la carenza di personale collegata al Covid-19. Ai lavoratori positivi, assenti per infortunio, si sommano le numerose assenze determinate dalla paura di contrarre l’infezione. Una paura che, alla base, ha carenze importanti come la mancanza di dispositivi specifici e mascherine e una formazione all’altezza del compito – conclude Todesco -. Ricordiamo che sono ancora molte le case di riposo che prevedono nel loro Documento di Valutazione dei Rischi il solo possesso della mascherina chirurgica per l’assistenza all’ospite positivo da Covid-19».

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