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11 Agosto 2022
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Criminalità, arresti contro l’Ndrangheta con sequestri di aziende anche a Verona

Due operazioni collegate hanno visto questa mattina le Fiamme Gialle di Verona porre sotto sequestro un’azienda di commercializzazione di prodotti petroliferi collegata a famiglie ‘Nranghetiste. Inoltre, sono in corso alcune perquisizioni in tutto il Veneto da parte de carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo che, all’alba, hanno eseguito un fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia, nei confronti di quattro persone, legate ad un gruppo ‘ndranghetistico, accusate di estorsione, usura, riciclaggio ed autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta. In questo caso le perquisizioni sono in corso in Lombardia, Veneto, Umbria e in Calabria. L’operazione si inserisce in una più ampia attività, coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, e che ha viste coinvolte le Procure Distrettuali di Brescia e Catanzaro, con indagini svolte dai carabinieri di Bergamo e dalle Squadre Mobili di Crotone e di Catanzaro.

Il procedimento è il proseguimento dell’operazione “Papa” che aveva portato, nel marzo 2019, all’arresto di 19 persone da parte dei Carabinieri di Bergamo e del Ros di Brescia e aveva scoperto un gruppo di persone, alcune originari della provincia di Bergamo, altre di quella di Crotone, che avevano messo in piedi un sistema di estorsioni nell’ambito del campo dei trasporti di merce oltre a realizzare un meccanismo di false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti e fornitura di prestiti a tasso usuraio.

A quest’operazione si collega l’indagine ‘Follow the money’ del nucleo Pef delle Fiamme gialle etnee su infiltrazioni criminali nelle imprese che ha visto impegnati oltre 100 militari delle Fiamme gialle del comando provinciale di Catania, in collaborazione con lo Scico di Roma. E che ha portato ad un’ordinanza di cautelare notificata in carcere al boss Giuseppe Scarvaglieri, detenuto in regime di 41bis, e ad altri 21 indagati e appunto al sequestro di beni per oltre 50 milioni di euro ritenuti frutto di investimenti in Sicilia, Lombardia e Veneto da parte del clan Scalisi-Laudani. Sequestrate 17 società del settore dei trasporti con sedi a Catania ed Enna e di commercializzazione di prodotti petroliferi a Varese, Mantova e Verona; oltre a a 48 beni immobili tra terreni e appartamenti tra Catania e Messina e conti correnti e disponibilità finanziarie. Durante le perquisizioni la guardia di finanza ha inoltre sequestrato oltre un milione di euro in contanti, orologi, preziosi e auto di lusso, comprese una Ferrari modello F458 del valore di 200 mila euro, due Porsche e un’Audi Q8.

Oltre al boss sono stati arrestati Antonio e Salvatore Calcagno, per aver preso parte al clan Scalisi con l’aggravante di aver contribuito a finanziare l’associazione mafiosa; e gli imprenditori Antonino e Francesco Siverino, padre e figlio, per concorso esterno in associazione mafiosa. A quest’ultimi due la Procura distrettuale di Catania contesta anche «17 episodi di trasferimento fraudolento di valori, poiché hanno fittiziamente attribuito la titolarità di altrettante imprese a svariati prestanome, con la duplice finalità di eludere la normativa antimafia e di favorire il clan Scalisi». A tutti e 26 gli indagati è stato notificato un avviso conclusione delle indagini preliminari.

 

 

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