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2 Dicembre 2022
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Dal convegno di Zevio il punto sulla produzione di mele (+4%) e pere (-3)

Convegno mele e pere

Scenario in chiaro scuro per la campagna di mele e pere 2015. È quello tracciato nel consueto appuntamento informativo “Mele e pere: previsioni produttive e situazione di mercato” tenuto mercoledì a Zevio dalla Camera di Commercio in collaborazione con il Comune di Zevio.

In Veneto, ed in particolare nel veronese, dove si concentrano la maggior parte dei meleti, è previsto un aumento della produzione di mele del 4% a 216mila tonnellate in un contesto italiano di calo del 5% a 2,3 milioni di tonnellate. Pari decremento è previsto a livello europeo a 12 milioni di tonnellate. Anche se questo sarà il secondo raccolto più consistente di sempre dopo quello del 2014.

Come ha spiegato Alessandro Dal Piaz, direttore di Assomela, per le mele da tavola la previsione della produzione europea (UEFA a 28 stati)   è di 7,7 milioni di tonnellate, 300mila in meno della scorsa stagione. In Europa Occidentale il volume è nella media: la produzione italiana un po’ più alta è compensata dal calo produttivo del Belgio.

«Difficile fare previsioni sull’andamento della domanda – commenta Claudio Valente, componente di Giunta della Camera di Commercio – i prezzi si formeranno in questi giorni, ma la possibilità che la Polonia produca il 50% in più di mele da tavola, per quanto a parità di raccolto, è preoccupante, considerato che non risulta che si siano aperti nuovi sbocchi in sostituzione alla chiusura del mercato russo».

«Quanto alle pere, le condizioni stagionali sono senz’altro più negative dello scorso anno – secondo Luca Granata, attuale direttore di Opera, la newco che raggruppa oltre 1000 produttori per un fatturato stimato sui 150milioni di euro per 7500 ettari di pereti e già dg di Melinda -. Per le varietà principali è previsto un piccolo decremento, per le altre un modesto incremento. La produzione italiana della campagna 2015 sarà inferiore del 3% rispetto al 2014, ma del 6% superiore alla media dell’ultimo triennio. Le pere estive partono sfavorite, per le altre la congiuntura rimane quella dello scorso anno: la quota di export negli Usa è stata bassa l’anno scorso, le frontiere russe sono tuttora chiuse. Non ci sono quindi fattori che possano far presagire una maggiore competitività delle pere veronesi».

«Nulla è cambiato – spiega sempre Granata – sarebbe necessario  un adeguato livello di aggregazione dell’offerta. Questo è l’obiettivo di Opera che attualmente concentra 200mila tonnellate di produzione sulle 750mila italiane per 150milioni fatturato stimato. Occorre e si potrebbe creare una struttura di visibilità planetaria, ma gli agricoltori ancora non ci credono, sebbene solo la Cina produca più pere dell’Italia. Siamo così frazionati che non contiamo nulla sul mercato».

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