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2 Marzo 2024
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Delitto di Pastrengo: tramortita con un colpo alla nuca e finita a coltellate

Jean Luc Falchetto
Jean Luc Falchetto

Prima l’ha colpita alla testa con un grosso vaso di fiori e poi l’ha accoltellata fino a spezzare una lama lunga 30 centimetri. È l’ennesimo femminicidio, avvenuto l’altra sera a Pastrengo, nel Veronese, stavolta sembra per questioni economiche. La vittima, la terza in una settimana, dopo Sara a Roma e dopo Michela, tre giorni fa, a Pordenone, si chiama Alessandra Maffezzoli, 46 anni, insegnante di scuola elementare, madre di due ragazzi, uccisa dall’ex convivente che aveva lasciato un anno fa, Jean Luc Falchetto, 53 anni, barista, nato in Svizzera ma da decenni residente sul Lago di Garda, tra Garda, Lazise, e oggi Caprino Veronese.

L’uomo, fermato poche ore dopo in un campeggio di Castelnuovo del Garda dove, sembra, fosse entrato in acqua per uccidersi, ha confessato ai Carabinieri di avere assassinato l’ex convivente dopo «una discussione che è degenerata ed in cui ho perso il lume della ragione per un attimo. È come se avessi in testa un interruttore acceso che si è staccato per pochi minuti». Ma poi, davanti al magistrato della Procura Veronese, Valeria Ardito, si è valso della facoltà di non rispondere.

Quella tra Alessandra, che lascia due figli 16 e 18 anni, avuti da un precedente matrimonio, e Jean Luc, anche lui con due figli nati da un’altra convivenza, è stata una lunga e a volte tribolata relazione. Ed anche l’altra sera, secondo quando testimoniato dai vicini che hanno dato l’allarme ai carabinieri alle grida della donna, tra i due era iniziato l’ennesimo diverbio. Ma non solo, secondo quanto ricostruito in queste ore dagli inquirenti, la donna aveva anche sporto mesi fa una denuncia contro l’ex convivente: aveva trovato il retrovisore dell’auto rotto, divelto.

Il tutto, sembra, stavolta per motivi economici, beni e soldi che l’uomo voleva dalla donna rivendicandone la proprietà dopo che si erano separati. Nessuno poteva, però, sospettare una tale tragedia e gli stessi abitanti delle villette vicine a quella di Alessandra ieri si sentivano quasi in colpa per non essere riusciti ad intervenire prima.

I carabinieri sono arrivati davanti alla villetta della donna dopo pochi minuti dall’allarme dato dai vicini, hanno trovato l’abitazione chiusa a chiave ed un militare ha dovuto arrampicarsi sul tetto per poter entrare nella casa da una finestra del piano superiore che invece era rimasta aperta. Entrato, ha trovato nella mansarda il cadavere della donna con la testa fracassata e sul petto una decina di coltellate.

Immediatamente sono iniziate le ricerche dell’uomo mentre altri colleghi trovano il coltello gettato dietro ad un armadio, ancora sporco di sangue e con la lama. Sarà l’autopsia a chiarire l’esatta dinamica del delitto e la sequenza precisa dell’aggressione: l’ipotesi per ora è che l’ex convivente abbia colpito Alessandra alla nuca con il vaso e poi abbia infierito sulla donna con il coltello trovato in cucina, come in un raptus di follia.

Poco dopo sono arrivati anche i due figli della donna, che non erano in casa al momento dell’omicidio. Scossi e sotto shock sono stati assistiti dai vicini, mentre alla centrale dei Carabinieri arrivava un’altra segnalazione: il gestore di un albergo-camping sul Garda aveva visto un uomo entrare e dirigersi verso le acque del lago, immergersi, rimanervi alcuni minuti e poi tornare trano e taciturno, a sedersi su uno dei tavolini del camping.

E lì, poco dopo, i carabinieri hanno fermato Jean Luc, ancora  in stato confusionale: «Ero andato da lei per parlarle, non volevo  ammazzarla – ha detto l’uomo al maggiore Francesco Milardi, comandante della Compagnia dei Carabinieri di Peschiera del Garda che ha condotto le indagini -. Non so, è come se in testa un interruttore acceso mi si fosse staccato per pochi minuti».

Massimo Rossignati

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