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7 Dicembre 2022
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Emergenza Cornavirus, Todesco (Cgil-Sanità): «Garantire la sicurezza a medici e personale. Già 130 in quarantena nel Veronese»

«Le misure di limitazione del contagio da Covid-19 messe in campo da Governo e Regione Veneto proseguono con grande partecipazione responsabile di cittadini ed operatori sanitari. Questi ultimi – afferma Sonia Todesco, segretaria Fp Cgil Verona e Veneto -, rappresentano un bene prezioso da salvaguardare visto il loro ruolo strategico nella gestione dell’emergenza e della cura diretta alla popolazione. Per questa ragione è necessario che l’attenzione sia posta sia sulla loro sicurezza, con adeguate dotazioni di dispositivi di protezione, sia sullo stress e fatica a cui sono sottoposti sotto la pressione dell’emergenza».

«Sui dispositivi di protezione è allarme nazionale ed europeo. La scarsa dotazione nelle strutture è tale da aver indotto la Protezione civile a vietare le esportazioni di mascherine all’estero se non su precisa autorizzazione al fine di concentrare la produzione e distribuzione in Italia. Le due aziende sanitarie della nostra provincia hanno dotazioni contingentate in utilizzo da parte dei soli operatori a contatto con positivi al Covid-19 o a contatto con soggetti potenzialmente positivi come disposto dall’ Istituto Superiore della Sanità. Se le cose stanno così è indubbio che vadano messe in campo, da parte di Governo e Regione tutti gli interventi perché ai lavoratori sia garantita la massima sicurezza – sottolinea Todesco -. Le aziende sanitarie della provincia di Verona, azienda ospedaliera di Verona e Ulss 9 contano circa 10.000 tra medici, infermieri, oss, amministrativi e altri professionisti sanitari. La somma degli operatori attualmente in quarantena e quindi allontanati dal luogo di lavoro (sia positivi che negativi ai tamponi) è, nella nostra provincia, di 130 unità di cui 52 medici e 21 infermieri. Tra questi, fortunatamente, solo 6 medici e 8 tecnici risultano positivi al tampone per il Covid-19 in azienda ospedaliera e nessuno alla Ulss 9 Scaligera».

«In queste ore il Governo, in accordo con l’Istituto Superiore di Sanità sta decidendo in merito al rientro o meno al lavoro degli operatori negativi al test. Fatto è che le assenze dal lavoro sono destinate ad aumentare nei prossimi 10 giorni quando si prevede arriverà il picco del contagio nella nostra regione. Servono allora assunzioni straordinarie, oltre al normale reclutamento e servono misure che tutelino i lavoratori che lasciano posti di lavoro per entrare in sanità. La regione – precisa Todesco -, nei giorni scorsi, ha dato l’autorizzazione alle aziende ad assumere extra programmazione trimestrale del fabbisogno sulla base dell’emergenza riscontrata. L’azienda Ospedaliera di Verona, così come le altre aziende del Veneto, proprio ieri mattina, ha inviato a 55 infermieri, 14 OSS e 4 tecnici di laboratorio la richiesta di assunzione a tempo indeterminato, assegnando 4 giorni per rispondere e chiedendo la disponibilità ad entrare in servizio il giorno 23 marzo. Quasi una ventina i lavoratori che ci hanno contattato chiedendo informazioni sulle conseguenze di lasciare un lavoro per accettare la proposta dell’azienda. Ricordiamo che per chi lavora già nel pubblico impiego (ipab o altra ulss del Veneto) le dimissioni decorrono dal 16 di ogni mese e la presa in servizio in azienda ospedaliera il giorno 23 marzo comporta la possibilità di un preavviso di soli 6 giorni con conseguente decurtazione dallo stipendio dei giorni di mancato preavviso. È necessario quindi che questa procedura di urgenza messa in campo dalla regione sia accompagnata da provvedimenti che non scarichino sui lavoratori i costi dell’emergenza. Inoltre va valutato l’impatto su altri servizi coinvolti dalla stessa emergenza Covid-19 (vedi case di riposo o ceod o strutture residenziali per disabili) che il reclutamento urgente in sanità di personale proveniente da queste strutture può determinare».
«Se dobbiamo prepararci ad un picco di contagi in Veneto serve un coordinamento forte tra le diverse realtà che erogano servizi sanitari e socio sanitari a livello regionale che tenga lo sguardo sul personale oggi impiegato nelle diverse strutture per evitare che il potenziamento delle prime crei emergenza su emergenza nelle seconde – riprende Todesco -. Nel caso inoltre il normale reclutamento da graduatorie non fosse sufficiente e solo in estrema ratio è bene che le aziende escano, già da subito, con avvisi di manifestazione di interesse rivolti al personale in quiescenza che intende rendersi disponibile ad incarichi di lavoro autonomo. Sono centinaia nella nostra provincia i professionisti andati in pensione nel 2019. Sono professionisti preparati, formati e con l’esperienza per fronteggiare questa emergenza. Naturalmente vanno predisposti interventi per permettere loro di velocizzare gli adempimenti necessari tra i quali l’iscrizione all’ordine e il rilascio della partita Iva».

«Infine, la FP CGIL chiede che tutte le aziende sanitarie tengano una contabilità separata per tutti gli utilizzi dei fondi contrattuali per fronteggiare l’emergenza (ore straordinarie, richiami in servizio, acquisto di prestazioni e progetti, reperibilità). Sarebbe paradossale infatti che a fronte di una disponibilità straordinaria a farsi carico dell’emergenza, i professionisti vedessero decurtati i loro fondi di produttività. Su questo punto accogliamo la disponibilità dell’assessore Lanzarin ad occuparsi, dopo 12 anni di assenza, delle risorse aggiuntive regionali. È necessario però che la disponibilità si trasformi subito in atti concreti di valorizzazione di questa risorsa insostituibile che è il personale sanitario e non, che quotidianamente opera nelle nostre aziende sanitarie – conclude Todesco -. Va infine accelerata l’autorizzazione allo smartworking richiesta dal personale. Lunedì 9 marzo porteremo queste richieste al primo incontro dei vertici della Ulss 9 in videoconferenza con le Organizzazioni Sindacali sull’emergenza Covid-19».

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