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3 Dicembre 2022
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Emergenza Coronavirus, è sicuro andare dall’odontoiatra? Risponde un medico dentista: «Sì, siamo preparati. Io, però, ho deciso di chiudere rimanendo reperibile per le urgenze»

«Gli studi medico dentisti sono sicuri rispetto al Coronavirus, ma io ho preso la decisione più drastica: chiudo fino al 3 aprile. Però resto un medico e quindi rimango reperibile telefonicamente per le urgenze, pronto ad intervenire in caso di necessità per il paziente». A fare il punto della situazione su uno dei temi di questo difficile momento che tutti stiamo vivendo è il dottor Giampaolo Zanotto, medico dentista e direttore sanitario di uno dei più importanti studi odontoiatrici del Basso Veronese.

Dottor Zanotto, partiamo subito dalla domanda principale: gli studi medico dentisti sono sicuri rispetto all’epidemia da Coronavirus?

Si, in generale tutti gli studi medico dentistici dovrebbero essere preparati e predisposti per il controllo della trasmissione delle infezioni crociate, cioè quelle infezioni da virus che si potrebbe trasmettere tra medico e paziente durante le cure. In particolare, il mio studio possiede dal 2006 la Certificazione di Qualità ISO 9001 DQS che certifica, tra le varie motivazioni, l’esistenza e l’applicazione dei massimi protocolli di sicurezza e igiene per evitare la trasmissione di questi virus. Mettiamo quindi in atto tutte le precauzioni possibili per evitare contagi: utilizzo ove possibile di materiali monouso, disinfezione completa di tutte le superficie nelle zone operative tra un paziente e l’altro, utilizzo di materiali sterili e imbustati sterilmente per ogni singolo paziente.

Quali strumenti e quali indicazioni avete preso, anche come Ordine dei medici dentisti, per garantire ai vostri pazienti, ma anche a voi stessi ed ai vostri operatori, questa sicurezza igienico-sanitaria?

Le misure di sicurezza sono sempre state adottate in modo adeguato. Ora, vista la nuova situazione, il lavoro è stato quello di rafforzarle ulteriormente. Queste misure si declinano nell’utilizzo scrupoloso dei dispositivi di protezione individuale (camici monouso, mascherine monouso, guanti monouso, cuffie, occhiali o visiere protettive). In tutte le nostre visite usiamo il più possibile materiale monouso, così da gettarli immediatamente alla conclusione della visita.

Un altro protocollo rafforzato è l’igienizzazione e il ricambio dell’aria delle sale operative tra un paziente e l’altro. O ancora, facciamo lavare e disinfettare le mani a tutti i pazienti prima di entrare con appositi detergenti che mettiamo a disposizione.

Queste sono tutte misure che erano già di routine, ma che oggi sono state rafforzate in modo anche molto visibile nei confronti del paziente, per garantire sicurezza e fiducia allo stesso tempo. Infine, ad ogni paziente in ingresso viene chiesto di evidenziare recenti viaggi nelle aree più soggette al Coronavirus o la frequentazione di persone provenienti da queste zone. Tracciamo tutte queste informazioni in modo da avere un quadro chiaro e completo.

Dal 10 marzo è scattato in tutt’Italia il nuovo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte; lei quali indicazioni ulteriori si sente di dare, e personalmente come ha preso questa scelta che lo stesso premier ha definito “Io resto a casa”?

Abbiamo preso la decisione più drastica, che è anche quella più sensata e responsabile: abbiamo deciso di chiudere lo studio fino al 3 aprile, come da Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri. Non tutti gli studi lo capiscono, forse manca un’indicazione netta da questo punto di vista. Noi abbiamo preso questa decisione, perché crediamo sia l’unico modo per contribuire a ridurre ed evitare la diffusione del Coronavirus che è già molto grave e rischia di diventare una pandemia. Chiudere vuol dire prendersi una grande responsabilità, sapendo anche di dover rinunciare al contatto con i pazienti e al lavoro che amiamo fare, ma è l’unico modo per fermare il virus, favorendo meno spostamenti possibili alle persone.

Nel caso un cittadino, in questa situazione di emergenza, si trovasse con un improvviso problema dentale, doloroso e grave, come deve comportarsi?

Il nostro rimane un servizio medico-sanitario, per cui garantiamo al 100% la reperibilità per gestire le urgenze. Se un paziente ci contatta per necessità urgenti il nostro numero è sempre attivo e rispondiamo sempre: abbiamo attivato un protocollo di triage telefonico per capire il livello di necessità. Così, in caso di reale urgenza, riusciamo a garantire la copertura al paziente il prima possibile. Mentre tutte le necessità non urgenti vengono posticipate in attesa che la situazione si stabilizzi.

Come medico, quale auspicio si sente di dare ai cittadini?

Come medico attivo sul nostro territorio da molti anni, mi unisco alla voce delle autorità competenti, consigliando fermamente a tutti i cittadini di stare a casa e di avere meno contatti possibili con altre persone. Se si deve uscire per necessità è bene adottare le misure di sicurezza che ci sono state indicate, come garantire la distanza minima con le altre persone ed evitare luoghi che potrebbero essere affollati. Auspico che il senso di responsabilità di tutti venga in primo piano: prima di decidere di uscire di casa consiglio a tutti di domandarsi “è veramente necessario e indispensabile questa uscita o posso rimandarla?”. Mi rendo conto che è un grande sacrificio, ma solo così possiamo debellare il Coronavirus, insieme.

 

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