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9 Dicembre 2022
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Emergenza Coronavirus, i metalmeccanici in sciopero: «Prima la salute». Nel veronese l’attività sospesa in accordo dall’Aermec alla Ferroli

«Era inevitabile, i metalmeccanici non ci stanno, la salute è più importante del profitto. È stata dura in queste settimane continuare ad ascoltare i bollettini con i numeri degli infettati, vedere le strade vuote, avere i figli a casa e continuare ad andare a produrre per otto ore in fabbrica a stretto contatto anche con centinaia di colleghi, come se nulla fosse cambiato, come se la fabbrica fosse una sorta di zona franca dal virus», scrive in una nota la segretaria della Fiom di Verona, Emamuela Mascalzoni, commentando oggi la decisione delle segreteria nazionali di Fiom Cgil, Fim Cils e Uim Uil di dar corso ad uno sciopero nazionale aperto fino al 22 marzo per permettere ai metalmeccanici di lavorare in sicurezza o di chiudere l’attività.

«I nostri delegati, però, hanno fatto la differenza, riuscendo ad ottenere, prima di tutte le misure di sicurezza utili per lavorare con un minimo di tranquillità, in tante aziende dove non veniva garantito un minimo di igiene e alcune risolvevano la cosa chiudendo i servizi quali docce, mense e spogliatoi – spiega Mascalzoni -. Ma da ieri i nostri delegati chiedono la sospensione totale delle attività produttive, come annunciato da Fiom, Fim e Uilm nazionali, per sanificare gli ambienti e arginare i contagi».

Sono tante le aziende metalmeccaniche chiuse da oggi, alcune anche hanno anticipato la cassa per crisi o hanno aumentato l’uso di quella già aperta, tante la chiederanno per gestire questa emergenza e la paura dei lavoratoti ad entrare in fabbrica, altre hanno fatto accordi con le rappresentanza sindacali unitarie per rallentare la produzione, come Aermec, Riello Bruciatori, Zanardi, Brahma, Franke, Ferroli, Fiamm, Fromm, accordi che prevedono anche l’uso dello smart working per la tutela degli impiegati.

«In altre siamo dovuti ricorrere allo sciopero, da Acciaierie Venete, Sime, Piva, Manni e Isopan – conclude Mascalzoni -. Ora, fermiamoci prima che il virus si diffonda nelle aziende e si debba chiudere per forza, già abbiamo un dato altissimo di morti per infortunio sul lavoro, non aggiungiamo un altra lista».

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