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6 Settembre 2026
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Emergenza idrica, Vantini (Coldiretti): «Bene i 3,55 milioni stanziati dal Governo ma serve una rete di invasi. In Lessinia allevatori in forte crisi»

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per dodici mesi in relazione alla gravissima situazione di deficit idrico che sta mettendo in ginocchio la Regione Veneto, stanziando 3,55 milioni di euro a valere sul Fondo per le emergenze nazionali.

«Un provvedimento fondamentale che arriva mentre nei pascoli e negli allevamenti della Lessinia la crisi idrica ha già superato i livelli critici dello storico 2003 specialmente nella fascia orientale dove in molti comuni si registra la totale assenza di pioggia fin dallo scorso maggio. Il terreno, arido e duro come il cemento, non è in grado di assorbire nemmeno i deboli rovesci, che scivolano via in superficie senza inumidire le radici e trasformando ogni rara precipitazione in una vera e propria beffa – spiega Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona -. La dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta il presupposto essenziale affinché le risorse nazionali possano giungere tempestivamente sui territori, dando ristoro agli agricoltori e avviando i cantieri infrastrutturali indispensabili per difendere il futuro del settore primario veronese. È però necessario uno sforzo collettivo che coinvolga le istituzioni, la politica e il mondo imprenditoriale per superare un atteggiamento emergenziale che dura da troppo tempo. La realizzazione di una rete diffusa di invasi e l’ammodernando delle reti irrigue sono azioni non più prorogabili se vogliamo fronteggiare la devastante situazione che purtroppo in futuro interesserà sempre di più il nostro territorio».

«La Lessinia orientale – spiega Fabio Baltieri, allevatore di vacche da latte di San Mauro di Saline e consigliere provinciale Coldiretti Verona – è un territorio storicamente soggetto a fenomeni di siccità e a lunghi periodi di totale assenza di piogge. Quest’anno la gravità dell’emergenza idrica ha raggiunto e superato i livelli critici del 2003. Il terreno è diventato duro come il cemento e l’acqua scivola via. Al pascolo le vacche riescono a nutrirsi solo di erba secca, del tutto insufficiente a garantire il loro sostentamento e i normali standard di produzione del latte. Il primo taglio di fieno ha reso pochissimo e il secondo è del tutto compromesso. Le vacche non trovano erba fresca, spingendo gli allevatori a intaccare anticipatamente i balloni di fieno destinati alle scorte invernali. L’acquisto di foraggio da terzi è diventato un costo insostenibile a causa dei forti rincari speculativi. A questo si aggiungono la sofferenza per lo stress termico, le vasche d’acqua all’asciutto rifornite con le autobotti e i danni alle colture frutticole come i ciliegi e i castagni. Noi agricoltori cerchiamo di adattarci, ma la persistenza di condizioni così estreme sta superando ogni limite».

La sofferenza idrica e foraggera riguarda l’intera area collinare e montana, con disagi estremi segnalati nei territori comunali di Grezzana, Velo Veronese, Cerro Veronese, Badia Calavena, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Tregnago e Roverè Veronese.

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