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15 Agosto 2022
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False firme elettorali, a giudizio in 97 tra cui i sindaci di San Bonifacio, Pescantina e Pressana

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Sono 97 i candidati alle ultime amministrative del 2014 per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di falso ideologico per le firme presentate a sostegno delle loro candidature. Tra di loro anche i sindaci di San Bonifacio, Giampaolo Provoli, e di Pescantina, Luigi Cadura (entrambi del Pd), il sindaco di Pressana, Stefano Marzotto (Udc, ma candidato alle Regionali con Area Popolare), l’assessore comunale a Verona, Alberto Bozza, l’ex sindaco di Affi e assessore provinciale, Carla de Beni (Lega Nord), e altri due ex assessori provinciali, Luigi Frigotto (sempre della Lega) e Samuele Campedelli, del Pdl. L’udienza preliminare del processo è fissata per il 15 marzo. Stralciata, invece, la posizione dell’avvocato Paolo Longhi, che era candidato a sindaco per il centro-destra a Legnago, che esce indenne da questo filone dell’inchiesta.

A San Bonifacio e Pescantina sono indagati anche alcuni candidati sindaci usciti sconfitti dalle urne: Giuliano Zigiotto (Pdl), Damiano Berzacola e Manuel Fornasier. L’indagine è coordinata dal pubblico ministero Beatrice Zanotti e gli imputati il 15 marzo dovranno comparire davanti al Gup Laura Donati che deciderà se accogliere o meno la richiesta di rinvio a giudizio presentata nei giorni scorsi dal pubblico ministero. La pena, per quest’accusa, va da 1 a 6 anni. Ma di mezzo c’è anche la revoca della nomina a sindaco o consigliere, se condannati a più di sei mesi, secondo la Legge Severino.

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