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16 Agosto 2022
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Fanghi tossici spacciati per fertilizzanti sversati anche nei campi del Basso Veronese

«Io ogni tanto ci penso eh… Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi… Io sono stato consapevolmente un delinquente». A parlare, intercettato dai Carabinieri del Gruppo provinciale Forestali di Brescia guidati dal colonnello Pier Edoardo Mulattiero, è Antonio Maria Carucci, laureato in Scienze geologiche e a libro paga della Wte, al telefono con Simone Bianchini, un contoterzista che quei fanghi li spandeva nei campi della Bassa Bresciana, ma come lui altri coindagati, li hanno sversati nei terreni agricoli della Bassa Veronese come del Mantovano. Nel Basso Veronese sono interessati terreni a Salizzole (in zona Campagnola, Ponte Grande, Franchine, Ca’ dell’oro) ed a Bovolone (in zona Granda).

È coinvolto anche il Basso Veronese, quindi, nell’indagine dei Carabinieri Forestali che ieri, su delega della Procura della Repubblica di Brescia, hanno dato seguito ad un’ordinanza di 204 pagine firmata dal gip Elena Stefana nell’ambito dell’inchiesta che conta 15 indagati e ha portato al sequestro della ditta bresciana produttrice di fanghi e gessi di defecazione: la Wte dell’ingegner Giuseppe Giustacchini, amministratore delegato della società

Ben 150 mila le tonnellate finite nei campi degli agricoltori dal gennaio 2018 al 6 agosto 2019. Agricoltori spesso ignari del potere inquinante di quelle sostanze, che a detta di Arpa e del consulente della Procura, l’ingegner Santo Cozzupoli, erano veri e propri rifiuti. Mentre agli ignari agricoltori gli addetti della Wte raccontavano si trattasse di scarti della produzione agroalimentare, spacciandoli per fertilizzanti e offrendoli, per convincere i proprietari terrieri, a prezzi stracciati compresa l’aratura dei terreni.

L’inchiesta scattata a gennaio 2018, condotta dal pm Mauro Tenaglia (trasferito a Verona) e passata al collega Teodoro Catananti, dimostra le condotte illecite e spregiudicate del «re» bresciano dei fanghi, dei suoi collaboratori e dei contoterzisti pagati (fino a 100 mila euro al mese) per spargerli sui terreni agricoli. Fanghi che stando all’accusa non venivano lavorati a norma di legge, risparmiando così una montagna di soldi, tanto che Giustacchini poteva recuperare la materia prima da società pubbliche e private ad un prezzo imbattibile.

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