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8 Dicembre 2022
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Gay Pride, Barbara Tosi: «Non è il Comune ad autorizzare le manifestazioni»

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«Il Comune di Verona non ha concesso alcuna autorizzazione al Verona Pride del 6 giugno prossimo perché, per legge, non gli compete né autorizzare le manifestazioni né vietarle». È Barbara Tosi, sorella del sindaco Flavio, capogruppo in consiglio comunale a Verona e oggi candidata al consiglio regionale, a ribattere ad Alberto Zelger [si veda qui], pure lui consigliere comunale a Verona e fino a ieri nella lista Tosi ed oggi con Zaia, che ieri ha attaccato il sindaco chiedendo un “No” secco al Gay Pride a Verona previsto a giugno.

«Stupisce lo svarione del collega Zelger quando attribuisce falsamente al sindaco l’affermazione secondo cui “sarebbe stata la Prefettura ad autorizzare il corteo”. Il sindaco, come del resto la Polizia Municipale, sa benissimo che le autorizzazioni vengono rilasciate non dalla Prefettura, ma dalla Questura e il Comune ha unicamente il compito di verificare se il percorso della manifestazione crei intralci alla circolazione oppure se, nel percorso o nelle Piazze richieste, non siano state precedentemente richieste e autorizzate altre manifestazioni». «Solo il Questore, per motivi di ordine pubblico, può impartire prescrizioni sui modi e i tempi di svolgimento della manifestazione oppure vietarla, non certo la Polizia Municipale che non ha alcuna competenza in materia di divieti o prescrizioni per l’ordine pubblico. L’Ufficio manifestazioni del Comune e la Polizia Municipale hanno incontrato gli organizzatori della manifestazione Verona Pride che hanno preannunciato il percorso da loro deciso, modificandolo autonomamente in modo da evitare criticità viabilistiche – chiarisce Barbara Tosi -. È chiaro inoltre che nessuno, salvo il Questore, per ragioni di ordine pubblico, può spostare in periferia una manifestazione prevista in centro; qualcuno, sbagliando, avrebbe potuto chiederlo anche per quella delle Sentinelle in Piedi di stasera: la democrazia, in questo caso il rispetto e la difesa delle opinioni altrui, in primis quando diverse dalle proprie, evidentemente non è ancora patrimonio di tutti».

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