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20 Giugno 2024
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Gazzo Veronese, “Lezione di legalità” con la figlia e la nipote del maresciallo Vito Ievolella ucciso dalla Mafia nel 1981

Il Palazzetto dello Sport di Correzzo di Gazzo Veronese ha ospitato “Lezione di legalità”, un incontro organizzato dalla professoressa Alessandra Di Vita, docente della scuola media “A. Pasetto” di Roncanova, figlia di Lucia Ievolella e nipote del maresciallo Vito Ievolella, ucciso dalla Mafia nel 1981. Tra i relatori la professoressa Lucia Assunta Ievolella, dirigente scolastica dell’Istituto superiore Paolo Cascino di Palermo e, come detto, figlia del maresciallo maggiore Ievolella. Ha moderato l’incontro la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Sanguinetto, Caterina Pagano, presenti il sindaco di Gazzo Veronese, Stefano Negrini, l’assessore ai sevizi sociali Chiara Vecchini e il comando dei Carabinieri della Stazione di Gazzo.

La professoressa Ievolella si è rivolta alla platea composta dagli alunni della scuola secondaria di primo grado “A. Pasetto” di Roncanova e dai loro insegnanti, raccontando la storia di suo padre. Una storia di un vero uomo dello Stato, diventato maresciallo maggiore dei carabinieri e assegnato a Palermo dove prestò servizio dal 1960 (e dal 1965 al nucleo investigativo del Comando di Gruppo) fino al giorno della sua morte. I risultati ottenuti grazie alle sue tecniche investigative furono ricompensati da 7 encomi solenni e da 27 apprezzamenti del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Si integrò nel tessuto di Palermo, dove stette in mezzo alla gente, raccogliendo confidenze di molte persone: il suo intuito e la sua arguzia, tanto da essere soprannominato “il segugio”, lo portarono a risolvere diversi casi e a consegnare alla giustizia numerosi malavitosi. Purtroppo però, quello che venne definito il “Rapporto Savoca +44”, fu il caso che in pratica decretò la sua fine: nel 1980 Vito Iavolella scoprì un contrabbando di sigarette e un traffico di stupefacenti, con conseguente omicidio, che faceva capo alla famiglia mafiosa Spadaro della Kalsa. Il maresciallo dava pertanto parecchio fastidio a questa famiglia che decise di eliminarlo: il 10 settembre 1981, mentre si trovava a bordo della propria autovettura Fiat 128 con la moglie, venne freddato da quattro killer in piazza Principe di Camporeale a Palermo. La moglie, e mamma di Lucia Iavolella, si salvò miracolosamente: il processo (dopo essere stato più volte riaperto) si concluse dopo 22 anni con la condanna all’ergastolo del capomafia Masino Spadaro e a pene minori gli esecutori materiali in quanto collaboratori di giustizia.

Coinvolti nell’incontro gli alunni di Roncanova parlando inoltre delle vittime innocenti di mafia, di omertà e degli altri caduti di Mafia, affermando che è un dovere onorare e divulgare alle giovani generazioni questi messaggi: «Sicuramente è un dovere, perché noi figli di caduti per mano della Mafia abbiamo un vissuto emotivo e psicologico particolare – ha dichiarato Lucia Iavolella -. Noi ci portiamo dietro la memoria di persone che hanno inciso profondamente nella società grazie al loro comportamento, spinto all’estremo del sacrificio della vita: ciò dimostra che credere nei valori della giustizia è la cosa più importante che ci sia nella vita. Dobbiamo trovare pertanto le modalità per portare avanti questo discorso: una scelta che non è la conseguenza di un atto di protagonismo, ma è un dovere morale. Dobbiamo dare il nostro contributo, attraverso la nostra esperienza personale, alla crescita della società e ad un’azione di persuasione soprattutto nei confronti delle giovani generazioni che si devono tenere lontane dall’azione criminale della Mafia e a loro volta diventino un esercito di onesti che combatte contro l’illegalità e l’ingiustizia».

Come hanno recepito le sue parole gli alunni della scuola media “A. Pasetto”? «Ho occasione di parlare con tante scolaresche, ero un po’ preoccupata dalla loro età perché di solito parlo ad adolescenti della scuola superiore. Li ho trovati tuttavia molto attenti, ho risposto alle loro domande che, nella loro semplicità, erano spontanee e nascevano da una sana curiosità: sicuramente alcuni messaggi sono arrivati a loro e sono fiduciosa che questi ragazzini abbiano assimilato e portato a casa un ricordo. Sono certa che sarà un piccolo seme che si svilupperà in varie direzioni a seconda dell’esperienza che faranno; in definitiva penso che sia stato un incontro proficuo».

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