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9 Febbraio 2023
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Guidi all’assemblea di Confagricoltura: «Basta mendicare contributi»

Guidi Confagricoltura

«Per anni siamo stati drogati dall’oppio dei contributi comunitari. Non è più tempo di mendicare, ma di giocare la nostra partita. In un mondo sempre più globalizzato dobbiamo conquistare i mercati in maniera strutturata e aggregata, puntando su innovazione, ricerca, qualità e quantità».

Lo ha detto ieri, venerdì 4 marzo a Verona, Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura, all’assemblea provinciale dell’organizzazione agricola, che ha visto un’ampia partecipazione di esponenti del mondo sindacale, politico ed economico. Il tema era l’aggregazione, parola chiave nel futuro dell’agricoltura per uscire da una crisi che vede le aziende agricole schiacciate dalla concorrenza mondiale, dall’embargo russo e con costi di produzione superiori ai guadagni. »Non è più il tempo di mendicare contributi – ha detto chiaro e tondo Guidi -, ma di fare scelte che siano redditizie e solide. Abbiamo fatto battaglie sul latte per prendere un centesimo in più dal ministero, abbiamo baruffato tra Regioni sulla Pac per ottenere 80 euro per i vigneti, una miseria. Cosa volete che serva? Dobbiamo cambiare registro e cominciare a ragionare in tempi di cooperazione e reti d’impresa. Dobbiamo appropriarci di pezzi di filiera che abbiamo lasciato ad altri, come la trasformazione del prodotto, smettendo di farci concorrenza tra noi. Se non saremo capaci di cambiare registro, non andremo da nessuna parte».

Guidi ha attaccato duramente il sistema italiano fatto di complicazioni e burocrazia: «Il ministro Maurizio Martina parla di semplificare la Pac. Ma ci prende in giro? Ogni volta che il Governo fa una nuova norma ci complica la vita. Meno leggi fanno, meglio stiamo». Sul “Pai” il nuovo sistema di assicurazioni, ha affondato senza sconti: «Con il nuovo sistema gli agricoltori non riescono ad assicurarsi. Oltre 100 mila piani assicurativi in Italia sono impantanati nelle sabbie mobili della burocrazia. Non riusciamo a redigere i moduli e non riusciamo neppure ad assicurare le colture che vogliamo. Una follia».

Il presidente di Confagricoltura Verona, Paolo Ferrarese, ha tracciato la panoramica di un momento difficile per il settore agricolo: «Le nostre imprese spesso non riescono a coprire neppure i costi di produzione – ha detto -. Tutti i settori, tranne il vitivinicolo, sono in sofferenza: latte, carne bovina e suina, cerali e ortofrutta, per non parlare del tabacco che Verona rischia di perdere. La burocrazia non ci dà una mano e la ricerca langue. In questo scenario bisogna aggregare la produzione e ragionare in termini di filiera se vogliamo conquistare un mondo sempre più globalizzato. L’aggregazione è già una realtà nel mondo globalizzato, mentre noi partiamo dall’anno zero. Ma ci sono progetti imprenditoriali forti, anche a Verona, che possono indicarci la strada giusta per ridare competitività alle nostre imprese».

Durante l’assemblea sono state presentate cinque storie di successo made in Italy unite dal fil rouge dell’aggregazione. Nisio Paganin, direttore della cooperativa veronese “Agriform”, ha spiegato come fare massa critica sia stato necessario per affrontare mercati lontani e complessi: «Siamo riusciti a raggiungere 63 milioni di euro di export trasformando, perfezionando e commercializzando il prodotto di alcune grandi realtà lattiero caseario come “Latterie Vicentine” e “Lattebusche”, che a loro volta lavorano il latte di un migliaio di allevatori. Una forte identità cooperativa che ci ha portato a esportare il made in Italy in oltre 50 Paesi del mondo».

Pierluigi Guarise, direttore del Consorzio agrario Nordest, ha raccontato la storia di una cooperativa che ha superato 450 milioni di fatturato costruendo una fitta rete di strutture commerciali, logistiche e produttive, con servizi e consulenze a oltre 60 mila soci.

Numeri imponenti quelli presentati da Aldo Muraro, presidente di Unaitalia, che promuove le filiere agroalimentari delle carni e delle uova rappresentando oltre il 90 per cento dell’intera filiera avicunicola nazionale: 100 mila occupati, 5 miliardi e 700 mila di fatturato, duemila allevamenti di polli in Veneto di cui 1083 a Verona.

Luca Granata, direttore generale di “Opera”, che riunisce 18 tra le più importanti aziende produttrici di pere, ha ricordato i quattro mantra dell’agricoltura: aggregazione, crescita dell’export, innovazione e incremento dei consumi. «Solo massimizzando la redditività dei soci frutticoltori possiamo perseguire la vera sostenibilità delle aziende agricole», ha chiarito.

Infine Giancarlo Vettorello, direttore del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene, ha illustrato una realtà aggregativa tra le più riuscite a livello italiano: «La frammentazione dei produttori c’è ed è il nostro grande neo – ha ammesso -. Noi siamo riusciti negli ultimi tredici anni a indirizzarli verso le strade della promozione e della sostenibilità ambientale e del territorio. Il risultato? Abbiamo triplicato la produzione e conquistato i mercati esteri, in primis Germania, Svizzera e Regno Unito».

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