“Se vuoi persone più buone, friggile! Le (episodiche) ricette di Luca”. È il nuovo libro di Luca Grandi, legnaghese, 63 anni, con il pallino per il mondo lento di un’epoca ormai cadenzata solo dai ricordi che si affollano in lui e si scontrano con la frenesia del presente.
Per quei pochi che ancora non lo conoscessero, Grandi è stato per anni organizzatore di eventi culturali, a partire dalla rassegna letteraria itinerante “Mettetevi scomodi” sua creatura. Ha scritto commedie e guide per viaggiatori, come “Un viaggiatore sul Delta del Po” ed è stato curatore della rassegna TEDx (programma di eventi locali organizzati in modo indipendente che portano lo spirito della conferenza globale TED nelle comunità di tutto il mondo). Ideatore della pagina social “Nautilus. Viaggiare con lentezza”, conduce il podcast “Profeti in patria”. Nella sua esperienza come divulgatore di turismo agroalimentare, si annovera anche la cofondazione di “Birra Nostra”, importante rassegna dedicata alla birra artigianale in Italia.
Fresco di stampa, “Se vuoi persone più buone, friggile!” ha avuto il contributo del noto cuciniere Luca Pappagallo, dello storico del cibo Alberto Grandi e dello chef Igles Corelli. Ma entrando, metaforicamente, nella cucina di Luca non si viene accolti per cenare con lui. Anche perchè non vi troveremmo i piatti sofisticati di oggi. Leggendo il suo libro si ha la netta sensazione di ripercorrere un vero e proprio viaggio nel tempo con un tuffo nel passato di quell’infanzia e giovinezza che appartengono alla generazione ormai dei boomer. Una galleria di memorie che sa avvolgere non sfogliando un album di fotografie, né ripescando vecchi ed ingialliti ricordi finiti in chissà quale soffitta, sepolti sotto una coltre di polvere. Le sue non sono soltanto semplici ricette. Il suo “ricettario” è una totale immersione mnemonica nella sensorialità del gusto e dell’olfatto.
Una lode al palato più genuino di un tempo, fatto di sapori antichi, che qui diventa, però, veicolo di trasmissione evocativa di ricordi, luoghi e persone, familiari ed amici. Insomma un intero mondo che piacevolmente ritorna in superficie e sa di casa. Profumi ed aromi si sprigionano dalle sue “episodiche ricette” e trasportano il lettore con la leggerezza del sogno in un mondo vissuto tanti anni fa, con la meraviglia e lo stupore di quella giovane età. Il tempo scandito dal Carosello. La trasgressione che avanzava con l’americanite della Coca Cola. E non è solo l’evocazione di una tazza di caffelatte o una fetta di pane con burro e zucchero. Niente di impossibile da riproporre ancor oggi, si potrebbe dire. Non è questo. È l’innegabile fatto di tutto ciò che sta dietro alle ricette della mamma o della nonna. Sono le persone, i ricordi a loro collegati, i momenti familiari di allora. Perché è lì, nel profumo di quel cibo rimasto nella mente, che si gioca il significato di questo ricettario sui generis. È il sapore rimasto nella testa e nel cuore che unisce lo scrittore e il lettore.
Leggerlo per un suo coetaneo è come essere in un dialogo tra due anime: quella di chi scrive, con i ricordi legati alle ricette, e quella di chi legge, che a sua volta rivive le proprie memorie. Entrambe con il proprio personale vissuto raggiungono una condizione di benessere psicofisico che non ha precedenti. Perché qui non si tratta di annusare un profumo o assaporare una leccornia, ma far scattare un meccanismo nella memoria che lega mente e anima, facendo tornare in vita le gioie di quei momenti, ma anche le sofferenze e i ricordi spiacevoli. E per un lettore più giovane? Beh, forse capisce meglio i propri genitori. Altroché scattare la foto del piatto che si ha davanti. Il tempo rievocato dalle ricette del passato ha conservato i ricordi meglio di una foto, che sarà anche oggettiva, ma fissa nel tempo solo le cose, non i sentimenti e le sensazioni come, invece, fa un profumo rimasto custodito nella testa e nel cuore.
Esattamente quello che succede quando si torna al paese d’origine dopo lunga assenza: il profumo di un luogo o di una pietanza catapulta immediatamente indietro nel tempo, non è rimasto nelle narici o nelle papille gustative, era solo accantonato nel cuore. E, poi, che dire dell’abbinamento con le canzoni anni ‘60 – ‘70 – ‘80? Le abbia, l’autore, ascoltate o meno allora, mangiando un panino col tonno, oppure le abbia rispolverate oggi mentre era preso dal “raptus” della memoria sensoriale, poco importa. Di sicuro sortiscono l’effetto di riportare a quell’epoca, rivedendosi ragazzini in una carrellata di amici cari con cui si aveva condiviso (perché no?) una granita… con più cannucce, ovviamente. Il tutto nello scenario di una scrittura dallo stile volutamente semplice che si addice perfettamente al contenuto di un passato non artefatto, ma pulito ed onesto. (C.F.)






