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21 Maggio 2024
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Inquinamento da Pfas, gli avvocati della difesa puntano ad azzerare il processo

L’udienza odierna del processo Pfas, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Vicenza riserva una novità importante con l’ipotesi di azzeramento del processo. La Corte, infatti, ha integrato la sua composizione con la nomina di nuovi giudici popolari supplenti. Sempre la Corte ha quindi dato lettura di tutti gli atti del processo finora formati. A quel punto gli avvocati della difesa dei 15 manager Miteni, Icig e Mitsubishi Corporation imputati, con l’accusa a vario titolo di avvelenamento delle acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari, hanno sollevato eccezione funzionale ad interloquire sulla eventuale necessità di rinnovare integralmente l’istruttoria dibattimentale. Gli avvocati presenteranno le loro istanze entro il prossimo 2 marzo. In ragione di ciò, potrebbe concretizzarsi il rischio di una rinnovazione delle prove testimoniali finora assunte.

«Attendiamo di conoscere cosa dirà la controparte in merito alla richiesta di rinnovo dell’istruttoria dibattimentale – commenta l’avvocato Marco Tonellotto, che con i colleghi Angelo Merlin e Vittore d’Acquarone assiste Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi – ricordando che la stessa dovrà risultare motivata e non manifestamente superflua. Infatti, l’eventuale rinnovazione deve tradursi in elementi di sostanziale utilità difensiva per gli imputati e non risolversi nella mera duplicazione delle prove già esperite. Considerato quello che è stato il suo svolgimento fino ad oggi, mi sembra non agevole configurare questo profilo di utilità oggettiva della rinnovazione delle prove dichiarative, che ove mai disposta e nella totalità delle testimonianze assunte, determinerebbe una sorta di inaccettabile regressione del processo per tutti coloro che rivendicano una giustizia efficace, giusta, veloce e puntuale».

L’udienza ha visto poi la deposizione della docente universitaria dell’Ateneo patavino Cristina Canova che ha confermato, in relazione agli studi da lei effettuati, un rapporto proporzionale fra l’esposizione ai Pfas e lo sviluppo di determinate patologie.

Nella foto: la protesta delle Mamme No Pfas in Vaticano dal Papa

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