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28 Settembre 2022
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Investimento da 68 milioni per rilanciare l’aeroporto Catullo di Verona

Un terminal passeggeri da 36 mila metri quadrati di classe energetica A2 per rilanciare il sistema aeroportuale veneto. È la scommessa del “Progetto Romeo”, un investimento da 68 milioni di euro sull’aeroporto Catullo di Verona che oggi ha visto la posa della prima pietra da parte del presidente della Regione, Luca Zaia, con un obiettivo chiaro: concludere i lavori entro novembre del 2024 per essere pronti a sfruttare le Olimpiadi del 2026 di Cortina e Milano per le quali lo scalo scaligero si propone come porta internazionale, baricentrico tra le due destinazioni olimpiche. Un progetto, però, che non è solo veronese, visto che il socio imprenditoriale privato della Catullo Spa è la Save di Venezia, e tra i soci pubblici vi sono anche province e camere di commercio di Brescia come di Trento, di Bolzano come di Mantova.

«Questo progetto va visto nella visione di un network aeroportuale veneto e del Nord Est, che va da Verona a Venezia, da Treviso a Brescia – ha, infatti, subito chiarito Zaia -. Ieri ero col ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, che oggi non ha potuto essere qui perché impegnato in un Consiglio dei Ministri nel quale si parlerà anche degli aeroporti, ed in particolare dei fondi del Piano di ripresa nazionale, con anche il finanziamento per la bretella da Venezia all’aeroporto Marco Polo. Investimenti di lungo periodo, visione strategica e crescita sostenibile sono i principi alla base del progetto inaugurato oggi e sono gli stessi su cui si fonda anche la programmazione infrastrutturale della nostra Regione. Un patrimonio che si tradurrà in una eredità sostenibile per la crescita del Veneto, delle sue imprese e per le generazioni che verranno».

Il Progetto Romeo riguarda la riqualificazione e l’ampliamento del terminal partenze, la cui superficie passerà dagli attuali 24.840 metri quadrati a 36.370 metri quadrati, a cui si aggiungerà la ristrutturazione di oltre 10.000 metri quadrati di aree già esistenti. Tra i principali interventi previsti la riqualificazione architettonica della hall check-in, dove i banchi accettazione passeranno dagli attuali 40 a 46; la realizzazione di nuove sale d’imbarco al primo piano (dagli attuali 13 ai 19 gates); la realizzazione di nuovi controlli di sicurezza al primo piano nonché la rivisitazione di tutti i flussi dei passeggeri per migliorare la sicurezza e la godibilità degli spazi. L’appalto principale del Progetto Romeo è stato affidato, tramite gara, al Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito da Itinera (Gruppo Gavio), Leonardo, ed Euroimpianti.

«Oggi è un giorno di rinascita dopo 1 anno e mezzo di pandemia che ha colpito duramente il settore aeroportuale – ha esordito il presidente della Catullo Spa, Paolo Arena -. Il sistema aeroporti del Nord Est sarà sempre più all’avanguardia e competitivo a livello globale grazie a quest’investimento, al quale abbiamo lavorato assieme ai soci pubblici ed al socio imprenditoriale Save, entrato nel 2015 con oltre 30 milioni nella nostra società, permettendo alla Catullo di recuperare quote di mercato, riportare i bilanci in attivo e riprendere in mano i progetti di sviluppo degli scali, Nel 2019 il Catullo ha toccato con 6,3 milioni di passeggeri, e Brescia con 30 mila tonnellate di merci, il massimo dell’operatività. Poi, nel 2020 il Covid ha fermato la vita industriale dell’aeroporto. La scelta era bloccare tutto o rilanciare con un aumento di capitale. Il 28 maggio i soci, all’unanimità, hanno deciso l’aumento di capitale da 35 milioni, integralmente versato. E oggi il via al.Progetto Romeo è il primo frutto di quest’impegno».

«Puntiamo a realizzare l’opera in tre anni di lavoro, con lo scalo sempre aperto – ha detto l’amministratore delegato della Catullo, Monica Scarpa -. Un progetto che punta alla massima sostenibilità e innovazione ecologica attraverso la riduzione dell’uso di combustili fossili, a migliorare l’operatività dello scalo ed il comfort dei passeggeri, adeguando l’aeroporto agli standard IATA, ampliando le aree commerciali. I lavori sono iniziati il 19 luglio e alla vedranno la nascita di un edificio di classe energetica A2, quando oggi solitamente queste strutture sono in classe B. Avrà anche 200 moduli fotovoltaici sui tetti che permetteranno di risparmiare 700 tonnellate di Co2 ogni anno».

«Siamo stati i primi ad aprire la fiera in presenza, i primi ad avere 6000 spettatori in Arena, e ora i primi a far ripartire l’aeroporto – ha affermato il sindaco di Verona, Federico Sboarina -. Questo è un gioco di squadra, di visione con Verona che si pone come scalo delle Olimpiadi del 2026. Quello è l’obiettivo, il traguardo a cui dovremo arrivare pronti per essere più forti di come eravamo prima del Covid».

«Il lavoro impostato in questi anni con Verona e le sinergie attivate con Venezia e gli altri scali del sistema aeroportuale del Nord Est, sono e saranno determinanti per agganciare la ripartenza e per farci trovare pronti alle prossime Olimpiadi invernali, che metteranno al centro tutto il nostro territorio», ha dichiarato Enrico Marchi, presidente del Gruppo Save.

«Oggi finalmente dopo anni vediamo ripartire un progetto di sviluppo dell’aeroporto Verona, all’interno di un piano di rilancio del sistema aeroportuale Veneto, e questo mi fa piacere non solo come Fondazione, ma come cittadino scaligero e del Veneto. Verona non può non avere uno scalo aeroportuale degno di questo nome, penso solo all’Università, ai suoi rapporti internazionali – sottolinea il professor Alessandro Mazzucco, presidente di Fondazione Cariverona -. Abbiamo, tutti i soci, sostenuto con il recente aumento di capitale questo investimento proprio per dare una svolta al futuro del Catullo, e questo oggi avviene».

«Le imprese veronesi e venete hanno bisogno di collegamenti internazionali efficienti, basti pensare al mondo del vino o della meccanica, che esportano in tutto il mondo – dice Giuseppe Riello, presidente della Camera di commercio di Verona -. Per questo, tutti i soci hanno risposto subito aumento di capitale della Catullo Spa, per un valore di 35 milioni tutti già sottoscritti, a sostegno prima di tutto di questo progetto Romeo che guarda al futuro dello scalo veronese. Ora, speriamo che i fondi del Recovery, come ritengo, vadano anche agli aeroporti che, come le fiere, sono stati pesantemente colpiti dalle misure anti Covid e dalle conseguente crisi».

«La volontà di investire con una prima fase 35 milioni, su un progetto da 68 milioni, dimostra la voglia del territorio Veneto di risorgere», ha concluso Zaia.

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