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17 Aprile 2024
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Lavarini (Lista Zaia): «A difesa di famiglia, sociale debole e territorio»

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«L’impegno della politica e dell’economia devono essere funzionali al benessere del sociale, nel rispetto della dignità della persona umana, dei valori della famiglia». Lo ha detto ieri a Verona Monica Lavarini, già consigliere comunale nella Lista Tosi nel mandato 2007-2012 e presidente degli Istituti Civici di Servizio Sociale fino a gennaio 2014, presentando la sua candidatura alle Regionali 2015 per la Lista Zaia. Hanno partecipato e sostenuto la candidatura, la presidente dell’Unitalsi di Verona, Grazia Quartaroli; Paolo Facchinetti collaboratore dell’ufficio della pastorale scolastica; Davide Pedrotti, consigliere comunale a Pescantina.

La candidata ha illustrato l’impegno che si prefigge di portare in Regione con un programma focalizzato sulla difesa dei diritti delle famiglie in stato di difficoltà negli ambiti sanitario, sociale debole, anziani soli con pensioni al minimo, il vasto mondo del volontariato, le scuole paritarie e le problematiche del territorio.

«L’impegno della politica e l’economia devono essere funzionali al benessere del sociale, nel rispetto della dignità della persona umana, nei differenti contesti – ha detto Lavarini -. Dal sanitario, contribuendo all’ulteriore miglioramento dei percorsi di cura e nella loro umanizzazione e incentivando la valorizzazione formativa del personale sanitario ed universitario; al sociale debole: alla disabilità, all’handicap, alle malattie invalidanti e croniche, alle patologie rare, devono essere riconosciuti sostegni adeguati per poter vivere una vita dignitosa, implementando politiche integrative assistenziali a domicilio, in rete tra ospedale e territorio; agli anziani soli con pensioni minime, affinché sia assicurata un’assistenza adeguata presso il proprio domicilio o in strutture protette; al vasto mondo del volontariato, che svolge un’encomiabile servizio nei contesti sanitari e nel sociale, perché si trovi sempre un adeguato riconoscimento e all’occorrenza economico, per consentire al meglio di assolvere alla loro funzione, in maniera ancora più efficace per la società civile; alla scuola, dove nutro una grande stima per la scuola pubblica statale e auspico una singolare attenzione alle sue problematiche da parte del Governo, ma vorrei evidenziare che nella stessa Costituzione Italiana, viene affermata la libertà di scelta educativa dei genitori e la tutela degli studenti delle scuole paritarie. Un esempio sono le scuole dell’infanzia paritarie nel Veneto, un patrimonio sociale per il loro valore storico, etico, civile e comunitario: garantiscono il diritto all’istruzione e alla formazione di ciascuno e di tutti, con un irrinunciabile ruolo dello Stato e nelle linea della sussidiarietà, integrando nell’offerta formativa un contributo identitario di valori autonomo, di servizio pedagogico educativo pubblico, che è fonte di risparmio per lo Stato, per la Regione e per gli Enti Locali.

Il Veneto è la Regione che in Italia ha la più numerosa presenza di strutture paritarie, in particolare per le Scuole Materne. Relativamente a quest’ultime porto alcuni dati: 1047 scuole, 3491 Sezioni, e la più elevata percentuale di bambini scolarizzati 3-6 anni quasi 87 mila, pari al 68% del totale. È sicuramente un elemento di identità che va sostenuto e valorizzato».

«Riguardo alle problematiche del territorio – ha concluso Lavarini – come abitante del Comune di Pescantina, l’annosa questione inerente la decontaminazione della discarica di “Ca’ Filissine”, con trattamento del percolato è ancora in attesa di interventi adeguati, che finora si sono solo concretizzati in sopralluoghi, senza esiti efficaci per la salute della popolazione di Pescantina. Questo territorio deve essere tutelato anche dal punto di vista ambientale, in modo tale da impedire operazioni speculative, con introduzione di nuovi rifiuti, che non andrebbero certamente a migliorare la qualità di vita ed in salute dei cittadini. Il mio obiettivo è quello di essere a servizio della comunità nell’unica prospettiva, oggi in politica così rara, che si chiama “ bene comune”».

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