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11 Agosto 2022
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Lavoro, dal Veneto in 1000 alla manifestazione di sabato a Torino indetta dai sindacati

Mille lavoratori e lavoratrici (contingentati a questa cifra per rispettare la normativa anti Covid), sabato prossimo 26 giugno, partiranno dal Veneto alla volta di Torino per prendere parte alla manifestazione nazionale unitaria indetta dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate, cittadini e cittadine si riuniranno nelle tre piazze di Torino (piazza Castello), Firenze (piazza Santa Croce) e Bari (piazza della Libertà), dietro lo slogan “Ripartiamo, Insieme. Con il Lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l’Italia di domani”. La delegazione veneta parteciperà alla manifestazione di Torino.

L’obiettivo è chiaro e fermo: dare voce e forza alle richieste e alle proposte dei sindacati attraverso un’ampia mobilitazione, perché ancora troppo poche sono le certezze rispetto ad alcuni nodi ritenuti fondamentali per garantire le tutele di chi lavora e di chi un lavoro non ce l’ha o non ce l’ha più (in particolare le donne e i giovani), la ripresa economica e la coesione sociale del Paese. E il Decreto Sostegni non consegna risposte né presupposti di soluzione sufficienti.

In primo piano, tra le richieste, ci sono anzitutto le misure a tutela del lavoro: la riforma degli ammortizzatori sociali, un sistema di vere politiche attive per il lavoro e la proroga del blocco dei licenziamenti.

E ancora la necessità di un piano serio ed efficace di adeguate politiche industriali capaci di valorizzare a pieno gli investimenti e i contenuti del PNRR, per creare una connessione stabile tra investimenti e occupazione, coinvolgendo in maniera significativa attraverso una governance partecipata e preventiva le Parti sociali.

Gli obiettivi, i temi centrali e le proposte sono stati presentati stamattina in conferenza stampa a Mestre dai tre sindacati Cgil, Cisl e Uil del Veneto.

«Siamo di fronte a uno snodo importante, che segnerà irrimediabilmente le traiettorie della ripresa. Al centro dev’essere l’attenzione per il lavoro, che è lo strumento fondamentale con cui si esce dalla pandemia. In secondo luogo la coesione sociale, che va rafforzata e passa attraverso maggiori tutele per il lavoro fragile e precario, in primo luogo per le donne e i giovani, e la riforma delle pensioni che permetta l’uscita flessibile dal lavoro – sottolinea Gianfranco Refosco, segretario generale regionale di Cisl Veneto –. Per questo chiediamo al Governo una fase vera e costruttiva di confronto per costruire insieme la ripresa. Perché i temi centrali che sono sul tappeto non possono essere gestiti dalla politica in solitaria, ma chiedono il confronto con le forze sociali». Questa fase di ripartenza va colta in pieno anche in Veneto per migliorare la quantità e la qualità del lavoro, avviando processi condivisi di rilancio delle imprese e dei vari comparti in difficoltà e rilanciando il Piano Strategico regionale per la sicurezza sul lavoro.

Sullo sfondo un territorio regionale che conta oggi 130 mila disoccupati “ufficiali” (ossia quelli iscritti ai centri per l’impiego), 170mila inattivi, che un lavoro non ce l’hanno e non lo stanno cercando e 260mila di lavoratori precari, con una perdita di posti di lavoro che nel solo 2020 ha toccato soglia 42mila unità.

 

«Non neghiamo la ripresa, ma diciamo attenzione ai facili entusiasmi congiunturali, perché l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno fatto danni enormi – mette in guardia Christian Ferrari, segretario generale regionale di Cgil Veneto –. Sappiamo che il divieto di licenziamento è una misura eccezionale, ma deve proseguire ancora per qualche mese, in attesa che la ripresa si consolidi e sia finalizzata la riforma degli ammortizzatori sociali per dare copertura universale ai lavoratori. Dal 1°luglio, se il blocco dei licenziamenti venisse confermato, anche in Regione Veneto c’è da preoccuparsi per i molti settori in sofferenza, pensiamo solo ai 35 tavoli di crisi aperti in Regione. Questa estate, in definitiva, deve essere di ripresa e di fiducia, non di licenziamenti. Alla Regione Veneto diciamo: non servono atteggiamenti fatalisti, occorre agire. Il presidente Zaia parla di crescita del Pil nel 2021 a doppia cifra. È irrealistico, e comunque la ripresa non si annuncia, ma si costruisce. Promuova un tavolo che coinvolga Cgil, Cisl e Uil e le parti datoriali, per gestire le ristrutturazioni e per costruire insieme un nuovo modello di sviluppo, mettendo al centro la qualità del lavoro».

«Le crisi in corso in Veneto sono le stesse che c’erano prima della pandemia – conclude Roberto Toigo, segretario generale regionale di Uil Veneto –. Il blocco dei licenziamenti ha congelato la situazione, ma non abbiamo approfittato di questo periodo per pensare a delle soluzioni. Stiamo perdendo tempo e la mancanza di chiarezza non ci aiuta. Le aziende dicono che il blocco dei licenziamenti impedisce la crescita, e contemporaneamente dicono di non trovare manodopera. Abbiamo chiesto a Confindustria e alle associazioni artigiane dove sono previste le ristrutturazioni e gli esuberi, ma non ce lo dicono. Qualcosa non torna per questo credo sia necessario lavorare sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Come Uil Veneto abbiamo proposta la creazione di una piattaforma per facilitarlo e per capire dove e come fare formazione. Infine un cenno sulla sicurezza: la fretta delle aziende di recuperare tutto e subito non deve andare a scapito degli investimenti sulla sicurezza: a luglio organizzeremo qui in Veneto in modo unitario una manifestazione sul tema».

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