«Siamo fortemente contrari alla ritenuta d’acconto sulle transazioni tra imprese introdotta dagli emendamenti governativi alla Legge di Bilancio 2026, recentemente approvati dalla Commissione Bilancio del Senato».
A dirlo è Claudio Cioetto (nella foto), presidente di Confimi Apindustria Verona, riferendosi alla norma che prevede l’applicazione della ritenuta dal 2028 con un’aliquota dello 0,5%, destinata a salire all’1% dal 2029, sui pagamenti effettuati per prestazioni di servizi e cessioni di beni tra aziende.
«La motivazione ufficiale per l’introduzione di questa misura, cioè ampliare la base informativa per le analisi del rischio fiscale, non può essere condivisa – afferma Cioetto -. L’evasione su fatture elettroniche documentate deve essere contrastata con strumenti già operativi, senza imporre ulteriori complicazioni alle imprese».
Il presidente di Apindustria Verona evidenzia come la ritenuta rischi di complicare i flussi di pagamento e di ridurre la liquidità delle imprese, con un impatto particolarmente grave sulle piccole e medie aziende attive sul mercato interno.
«Ancora una volta, le imprese rischiano di diventare un bancomat per lo Stato – sottolinea Cioetto -. L’impatto economico della misura appare sproporzionato: la relazione tecnica del Governo stima un gettito aggiuntivo di circa 300 milioni di euro, mentre la liquidità che verrebbe trattenuta anticipatamente alle aziende potrebbe arrivare a 30 miliardi di euro. Le imprese manifatturiere italiane operano già in condizioni di forte svantaggio competitivo, tra costi energetici elevati, livelli di tassazione e costo del lavoro tra i più alti in Europa e un contesto normativo complesso. In questo quadro, introdurre ulteriori anticipazioni di cassa rappresenta un aggravio insostenibile, soprattutto considerando la formulazione ampia della norma, che genera incertezze operative per chi deve applicarla».
Confimi Apindustria Verona ricorda come precedenti strumenti fiscali nati come temporanei siano poi diventati oneri permanenti, citando come esempio lo split payment introdotto nel 2015 e tuttora in vigore. «Per tutte queste ragioni – conclude Cioetto – bocciamo senza mezzi termini questa misura. La manovra è ormai decisa, ma questa novità va assolutamente sospesa e rivista per tutelare le piccole e medie imprese».






