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28 Novembre 2022
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Legnago, arrestati in città tre pregiudicati che giovedì sera avevano ferito e derubato un’anziana a Cavarzere

carabinieri-arresto

Sono tre legnaghesi, già pregiudicati per altre rapine effettuate sempre ai danni di anziane donne, i malviventi che giovedì sera hanno assalito un’anziana, B.F. 71 anni, vedova, nella sua abitazione in località Marchesa a Cavarzere (Ve). I tre erano riusciti a penetrare nell’abitazione della pensionata e l’avevano aggredita a scopo di rapina, due di loro, travisati in volto, prendendola per la gola e minacciandola per farsi dire la collocazione della cassaforte. Uno dei rapinatori ha anche infierito sulla vittima con un taglierino di colore giallo, procurando alla donna lesioni guaribili in 7 giorni per “ferita superficiale del terzo dito della mano destra”. Alla fine, i tre hanno dovuto accontentarsi di 100 euro prima di darsi alla fuga.

Una fuga durata però solo un’ora e mezza. La donna, infatti, ha dato subito l’allarme ai carabinieri di Cavarzere descrivendo con precisione i tre nonostante due di loro fossero travisati e soprattutto il taglierino con cui l’avevano ferita. Da qui, gli inquirenti sono arrivati ai sospetti legnaghesi, immediatamente ricercati e messi sotto controllo dai carabinieri della stazione di Legnago e da quelli del nucleo radioperativo che, tra l’altro, già avevano pedinato nel primo pomeriggio la Seat Ibiza nera.

Così, la sera stessa, poco dopo le 19,30, una pattuglia della stazione locale dei Carabinieri, capeggiata dal maresciallo Luigi Mura e coadiuvata da una pattuglia del nucleo operativo e radiomobile comandata dal luogotenente Mauro Tenani, sono intervenute  a Porto di Legnago, in via San Vito, dove hanno intercettato e bloccato la Seat Ibiza nera di proprietà di Enrico Faggion, 49 anni, nato a Montagnana (Pd), residente a Canove di Legnago, celibe, nullafacente, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e stupefacenti. Con lui, sulla vettura, c’era anche Ahmed Belegrouh, 49 anni, nato in Marocco, residente a Porto di Legnago ma di fatto domiciliato a Terrazzo, coniugato, nullafacente, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio e gli  stupefacenti, già sottoposto alla misura coercitiva dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria da parte della Procura di Rovigo per una rapina consumatisi a Rovigo nell’aprile scorso (anche allora venne arrestato dall’Arma di Legnago), e Abdelmoula labrahimi, 20 anni, residente a Vangadizza di Legnago, nullafacente, già indagato per reati specifici in quanto tratto in arresto nella flagranza di reato il 7 luglio scorso dal nucleo operativo e radiomobile di Legnago perchè ritenuto responsabile unitamente ad altri due complici di una rapina ai danni di un’anziana donna di Vangadizza.

I tre, bloccati e posti in sicurezza, venivano quindi trasportati in caserma dove la loro perquisizione e del veicolo portava al rinvenimento dell’arma da punta e taglio utilizzata per commettere la rapina e dettagliatamente illustrata dalla vittima, della somma contante rapinata alla donna ancora nelle tasche di uno dei malviventi, di vario materiale atto al travisamento (berretti, tubolari scaldacollo, guanti, nonchè uno spezzone di corda della lunghezza di circa 1,90 metri che si ritiene potesse venire utilizzato per immobilizzare eventuali vittime);  nell’occasione si rinveniva anche un monile raffigurante un’effige sacra sul quale si stanno svolgendo accertamenti circa la sua provenienza. Il citato materiale tra cui la Seat Ibiza veniva quindi posto in sequestro per gli ulteriori accertamenti di legge.

I tre malviventi venivano quindi dichiarati in stato di arresto e come disposto dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Verona, Francesco Rombaldoni, venivano tradotti nella casa circondariale di Montorio.

A lasciare alquanto perplessi gli uomini del capitano Lucio de Angelis, comandante della compagnia carabinieri di Legnago, è il fatto che gli arrestati non sono stati trovati in possesso di arnesi da scasso indispensabili per eventuali effrazioni nel caso in cui le abitazioni fossero chiuse e che pertanto i proprietari fossero assenti; tale circostanza induce gli operatori di polizia a desumere che i tre malviventi, come del resto poi accertato, cercassero proprio il contatto diretto con le loro vittime, incuranti delle conseguenze che una violenza e/o una eventuale collutazione potesse causare ai malcapitati che, così come accertato, trattasi di persone anziane, di fatto non capaci di porre in essere un’adeguata difesa.

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