«Lo sciopero proclamato dagli Operatori Socio-Sanitari della Casa di Riposo di Legnago non è un episodio isolato, ma il sintomo di una crisi strutturale che riguarda molte RSA e IPAB del Veneto. Quando chi si prende cura ogni giorno dei nostri anziani denuncia carichi di lavoro insostenibili, carenze di organico e difficoltà nella gestione di turni e ferie, la politica ha il dovere di ascoltare e intervenire».
Così la consigliera Pd Anna Maria Bigon, che prosegue: «Gli OSS e il personale infermieristico rappresentano il pilastro dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Eppure continuano a essere penalizzati da stipendi inferiori rispetto ai colleghi della sanità pubblica, pur svolgendo un lavoro sempre più complesso e gravoso. Le case di riposo si trovano oggi a gestire persone con elevati bisogni assistenziali e sanitari, ma senza ricevere risorse adeguate per garantire personale sufficiente e condizioni di lavoro dignitose».
«Il caso di Legnago dove la FP Cgil denuncia una situazione di sofferenza organizzativa e un turnover che rende difficile mantenere organici stabili, evidenzia un problema che si ripete in tutto il Veneto. Le conseguenze ricadono non solo sui lavoratori, ma anche sugli anziani e sulle loro famiglie, che già affrontano rette sempre più elevate e liste d’attesa in costante crescita – evidenzia Bigon -. Presenterò una mozione per chiedere alla Giunta regionale un intervento concreto».
«Servono Più risorse per le strutture residenziali, un aumento delle impegnative di residenzialità e misure straordinarie per ridurre il divario retributivo che oggi penalizza OSS e infermieri delle RSA e delle IPAB – conclude la consigliera regionale del Pd -. Non possiamo continuare a chiedere sacrifici a chi garantisce un servizio essenziale senza riconoscerne il valore professionale ed economico. La qualità dell’assistenza agli anziani passa inevitabilmente dalla qualità delle condizioni di lavoro di chi li assiste. Se non fermiamo l’emorragia di personale verso altri settori della sanità, rischiamo di compromettere definitivamente la tenuta del sistema sociosanitario territoriale. La Regione deve assumersi questa responsabilità e agire subito».






