«Esprimiamo soddisfazione per una vertenza che si è conclusa con l’acquisizione di Riello da parte di una storica azienda italiana, Ariston Group». A dirlo sono le segreterie nazionali e provinciali dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm dopo che ieri, a Roma, alla presenza delle aziende, del ministro Urso e delle Organizzazioni sindacali, si è conclusa la vertenza aperta sulla messa in vendita della Riello da parte della multinazionale americana Carrier. Un vertice che ha visto Ariston completare l’acquisizione e annunciare la presentazione di un piano industriale di rilancio delle attività del gruppo Riello.
«Circa un anno fa avevamo aperto il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, preoccupati per il futuro del gruppo e per le prospettive occupazionali dei lavoratori coinvolti, visto il disimpegno della multinazionale Carrier – dicono i sindacati -. Oggi possiamo guardare con maggiore fiducia all’evoluzione della situazione e dirci fiduciosi per l’esito raggiunto. Particolarmente importante è l’impegno dichiarato da Ariston a non procedere né a chiusure di siti né a licenziamenti, puntando invece a valorizzare le complementarità industriali e produttive tra le due realtà aziendali».
«Dopo l’incontro di oggi possiamo affermare che con l’acquisizione di Riello da parte di Ariston e le iniziative sindacali messe in campo negli ultimi due anni, il settore della termomeccanica ha una nuova prospettiva – dichiara Loris Scarpa, coordinatore nazionale del Gruppo per la Fiom-Cgil -. Due anni fa, come Organizzazioni sindacali, abbiamo posto il tema del settore termomeccanico, delle normative europee e della transizione energetica ed ecologica. Nel frattempo, Carrier comunicava il proprio disimpegno da Riello. Con l’azione preventiva messa in campo dalle Organizzazioni sindacali e l’intervento presso il Mimit, è stato possibile evitare che la vicenda Riello diventasse simile a molte altre situazioni in cui intervengono multinazionali o fondi speculativi. Ora Ariston si è impegnata a presentare nei prossimi mesi un piano industriale che confermi quanto dichiarato oggi al tavolo: si tratta di un’operazione per crescere, non per licenziare o chiudere stabilimenti. Il nostro obiettivo resta la piena tutela dell’occupazione nelle fabbriche e negli uffici di entrambe le realtà, accompagnando questa operazione affinché possa tradursi in una concreta opportunità di crescita industriale e di sviluppo per tutti i lavoratori coinvolti».






