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6 Febbraio 2023
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Legnago, il 25 gennaio “Potere al Popolo!” parla di dignità, salute e lavoro con Cremaschi e Bellavita

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere?”. È il titolo dell’incontro-dibattito che si terrà venerdì 25 gennaio a Legnago, in sala civica (via Matteotti 6) alle 20,30. A promuoverlo il movimento politico “Potere al Popolo!”. Ospiti saranno Sergio Bellavita, dell’esecutivo nazionale dell’Unione sindacale di base (Usb), e Giorgio Cremaschi, ex sindacalista Fiom, portavoce di “Potere al Popolo!” e di “Eurostop”; modererà Rosa Schiavini di “Potere al Popolo Verona”. Previsti anchee interventi di alcuni lavoratori del Basso Veronese che esporranno le loro esperienze.

«Lavoriamo sempre di più ma guadagniamo sempre di meno, i turni diventano sempre più pesanti con la crescente difficoltà di conciliare impegni di famiglia e privati. Le morti sul lavoro sono ad un livello mai visto – spiegano gli organizzatori dell’iniziativa -. Siamo stati educati a pensare che il lavoro nobiliti, emancipi, permetta di inserirsi nella società. Ora ci è sempre più chiaro che molte di queste promesse non sono più vere: il lavoro si è trasformato in strumento di sottomissione». Di questo intende riflettere , e provare a delineare delle soluzioni, la serata organizzata da “Potere al Popolo!”.

«Abbiamo deciso di partire da queste semplici ma ovvie considerazioni che ognuno di noi si pone per iniziare una riflessione sul ruolo del lavoro e della salute pubblica e di come queste parole abbiano cambiato di senso e significato nel tempo presente – chiariscono gli esponenti di PaP -. Siamo stati educati a pensare che il lavoro nobiliti, emancipi, permetta di inserirsi nella società, di farci diventare qualcuno. Ora ci è sempre più chiaro che molte di queste promesse non sono più vere: il lavoro da strumento di emancipazione si è trasformato in strumento di sottomissione, ricatto, esclusione. E la sanità, anche qui anche a Legnago, con i continui tagli delle risorse per il servizio, è un esempio eclatante delle ricadute negative. Per noi, dunque, si tratta di un binomio preoccupante: salute a rischio a causa di lavori sprovvisti di tutele che li salvaguardino, con salari che perdono costantemente potere acquisitivo, e un sistema sanitario inefficiente per farvi fronte. I costi di tale disservizio, a carico quasi totalmente del contribuente, sono insostenibili, le code per un esame specifico, spesso vitale, sono lunghissime e per porvi rimedio, per chi può permetterselo, si ricorre al privato».

Per il movimento politico infatti «le prove sono sotto gli occhi di tutti, sia a livello nazionale che locale. Nel virtuoso Veneto che cerca di resistere con il suo tessuto produttivo ormai ridotto al lumicino la situazione non cambia: aumentano le morti sul lavoro, l’uso indiscriminato della manodopera sottopagata con un sistema di caporalato sempre attivo a fornire schiavi da impiegare nel tessuto produttivo, principalmente nell’agricoltura».

 

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