«Contrariamente a quanto affermato – dichiara il presidente della Casa di Riposo di Legnago, Toufik Riccardo Shahine – l’Ente non ha inviato alcuna comunicazione ma ha condiviso, nella riunione della delegazione trattante del 19 giugno, sia con le organizzazioni sindacali territoriali sia con la l Rappresentanza Sindacale Unitaria, alcune misure organizzative per migliorare il piano di lavoro degli operatori sociosanitari. Tutti sono stati favorevoli nell’approvare le seguenti misure pensate per rendere il piano di lavoro degli operatori meno gravoso; potenziamento del turno pomeridiano con l’inserimento della figura dell’ausiliario per sgravare gli operatori delle attività indirette, e affidamento del servizio di potenziamento del servizio socioassistenziale di supporto ai reparti così da alleggerire gli operatori, per un periodo limitato, coincidente con il periodo estivo, dall’effettuazione del turno notturno. L’affidamento del servizio di supporto ai reparti si configura come un appalto di servizi, ai sensi del Codice dei Contratti, e non, come erroneamente afferma la FP CGIL, una esternalizzazione di personale. Il piano dei fabbisogni del personale per l’anno 2026, come ampiamente illustrato alle organizzazioni sindacali e alla RSU sempre nella giornata del 19 giugno, non prevede infatti alcuna riduzione di personale tra gli operatori sociosanitari. Anzi, il documento conferma che il numero degli operatori è fissato in 75 unità e non come erroneamente afferma la FP CIGL in 51 unità».
«È, altresì, infondata – aggiunge il presidente del Cda dell’Ente – l’affermazione secondo cui l’affidamento del servizio socioassistenziale di supporto ai piani comporterebbe rischi per gli ospiti o un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori. Sul punto, infatti, si precisa che l’appalto sarà espletato da professionisti qualificati e formati, anche sotto il profilo della sicurezza, che saranno comunque affiancati per il tempo necessario, secondo le prassi interne, per garantire un passaggio di consegne completo, anche sotto il profilo della sicurezza».
«L’Ente – precisa sempre il presidente della Casa di Riposo di Legnago – è ben consapevole del fatto che il lavoro notturno rientra tra i lavori usuranti che comporta per gli operatori un impatto negativo sia sulla salute fisica e mentale, sia sulla vita privata, rendendo molto difficile la conciliazione con la famiglia e gli impegni personali. La misura, dunque, non rappresenta né un peggioramento delle condizioni di lavoro né un cambiamento del modello organizzativo bensì una risposta concreta e condivisa con le parti sindacali e la RSU, adottata proprio per tutelare il personale e garantire comunque un servizio regolare agli ospiti con senso di responsabilità e proporzionata ad una situazione comunque contingente».
«Si tratta, quindi, di una decisione responsabile dell’Ente, che va a ribadire che ogni scelta organizzativa viene assunta con un unico obiettivo: assicurare agli ospiti la massima qualità assistenziale, anche in un periodo complesso come questo. Una scelta organizzativa che viene contestata dalla FP CIGIL è stata condivisa, previa informazione, dai delegati delle sigle sindacali rappresentative del personale dell’Ente (CISL e RSA), le quali non hanno sollevato alcuna obiezione. Analoga posizione è stata assunta dalla RSU aziendale, organismo unitario che rappresenta tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti ai sindacati, tra cui era comunque presente la componente rappresentativa della CGIL. Appare, perciò, nuovamente palese che la posizione assunta dalla FP CGIL rappresenti una scelta unilaterale, non condivisa dalle altre organizzazioni sindacali e non rispondente alla reale situazione organizzativa della struttura. Attribuire a questa misura rischi o conseguenze non supportate da alcun elemento concreto significa generare allarmismo ingiustificato e non contribuire alla serenità dell’ambiente di lavoro, né alla tutela degli anziani», conclude Shahine.






