«A Legnago è arrivata una richiesta di triplicare il prelievo di acqua dalla falda per l’azienda Chemviron. La Regione chiarisca motivazioni e impatti ambientali».
A farlo sapere sono le consigliere regionali del Pd Veneto, Anna Maria Bigon (nella foto) e Chiara Luisetto, che hanno presentato un’interrogazione alla giunta Stefani per chiedere spiegazioni sull’aumento della derivazione idrica richiesto da Chemviron Italia Srl per lo stabilimento di Legnago.
«Parliamo di un incremento molto rilevante, che porterebbe la concessione da 55.000 metri cubi all’anno a oltre 173.000 metri cubi annui. Una richiesta che merita chiarezza, soprattutto alla luce delle attività svolte dall’azienda e delle criticità ambientali già emerse negli anni – spiegano le consigliere –. L’azienda opera nella rigenerazione dei carboni attivi utilizzati nei sistemi di filtrazione delle acque, compresi quelli impiegati per la rimozione dei Pfas. Proprio per questo riteniamo necessario capire quali siano le motivazioni industriali e produttive alla base di questa richiesta e se essa sia collegata a modifiche degli impianti o a un aumento delle attività».
Nell’interrogazione si ricorda inoltre che un rapporto dell’Arpav del 2022 aveva rilevato la presenza di Pfas nei fanghi di depurazione e nelle acque in ingresso e in uscita dal depuratore aziendale.
«Un aumento così consistente del prelievo di acqua – sottolineano Bigon e Luisetto – potrebbe comportare anche variazioni nei volumi di reflui industriali e nelle modalità di gestione degli scarichi. Per questo abbiamo chiesto alla giunta regionale di chiarire se l’incremento richiesto sia coerente con l’aggiornamento dell’Autorizzazione Integrata Ambientale recentemente rilasciata e se siano previste ulteriori attività di monitoraggio ambientale».
Le due consigliere chiedono inoltre alla Regione se negli ultimi anni sia stato effettuato un monitoraggio continuativo della presenza di Pfas nelle acque reflue dell’azienda, nelle acque fognarie e nelle acque in uscita dagli impianti di depurazione che ricevono tali scarichi.
«Il tema della contaminazione da Pfas è estremamente delicato per il Veneto e per le comunità locali – concludono Bigon e Luisetto –. Per questo riteniamo fondamentale garantire la massima trasparenza sulle attività industriali che possono avere impatti sulle risorse idriche e sull’ambiente».






