Intervento da record all’Ortopedia del Mater Salutis di Legnago dove una paziente di 63 anni con una frattura al calcagno è stata operata con una nuova tecnologia e dimessa 48 ore dopo.
L’intervento è stato eseguito nel reparto di Ortopedia e Traumatologia diretto da Michele Trevisan con una procedura mini-invasiva all’avanguardia per una patologia ad alto rischio di invalidità. L’Ulss 9 Scaligera, grazie al Mater Salutis, è tra le prime in Italia ad adottare questa specifica e innovativa procedura.
La frattura del calcagno rappresenta da sempre una delle lesioni più complesse e invalidanti per l’apparato scheletrico, spesso causa di disabilità permanenti e lunghi decorsi post-operatori. L’intervento è stato completato in poco più di un’ora, in condizioni di massima sicurezza e senza la necessità di effettuare accessi chirurgici estesi. La paziente è stata dimessa al domicilio dopo sole 48 ore, senza bisogno di apparecchi di immobilizzazione, avviando così un percorso di recupero caratterizzato da minore invasività e da un ridotto rischio di complicanze post-operatorie.
Il successo dell’operazione è il risultato della combinazione di tre fattori chiave: l’utilizzo di strumentazioni di ultima generazione che hanno permesso un approccio chirurgico mini-invasivo; l’applicazione di tecniche d’avanguardia nate dalle più recenti e prestigiose esperienze mediche estere; la sinergia e la collaborazione attiva tra diversi specialisti e reparti del polo ospedaliero.
Grazie infatti alla preziosa collaborazione della Radiologia diretta dal dottor Lamberto Bologna e al contributo dei tecnici coordinati da Silvia Ciardo, è stato possibile eseguire per la prima volta questa complessa procedura su una paziente di 63 anni affetta da una frattura pluriframmentaria scomposta del calcagno conseguente a un trauma accidentale.
«Sono molto soddisfatto che nella nostra équipe si punti costantemente sull’innovazione attraverso l’introduzione di nuove tecnologie e metodiche – dichiara il dottor Trevisan-. Questo approccio ha contribuito a rendere il nostro lavoro sempre più qualificato e attrattivo, permettendoci di richiamare sia nuovi professionisti medici e paramedici che pazienti».
Ad operare la paziente è stato il dottor Stefano Negri che, insieme al suo staff, ha messo in pratica l’esperienza acquisita di recente a livello internazionale. «Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare con Christian Rodemund, chirurgo austriaco considerato uno dei massimi esperti mondiali nella chirurgia mini-invasiva delle fratture del calcagno – sottolinea Negri -. Da questa collaborazione abbiamo appreso una tecnica innovativa che prevede l’utilizzo di uno speciale dispositivo di distrazione esterna, in grado di esercitare una trazione sui frammenti ossei e di riallinearli senza la necessità di ampie esposizioni chirurgiche. Una volta ottenuta la riduzione della frattura, attraverso mini-accessi cutanei viene eseguita l’osteosintesi con viti che rimangono completamente all’interno dell’osso. A completare questa procedura si aggiunge l’impiego di una sofisticata tecnologia di imaging, la radioscopia rotazionale, che consente di ottenere una ricostruzione tridimensionale delle strutture ossee e di verificare con elevata precisione ciascuna fase dell’intervento, aumentando ulteriormente sicurezza e accuratezza chirurgica».
Nella foto il dottor Negri (col camice verde) con l’équipe che ha eseguito l’intervento






