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31 Gennaio 2023
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Legnago, le accuse di Longhi sulla nomina di Melotto a direttore del Fioroni: «Bando su misura»

Paolo Longhi mentre deposita il nome del futuro direttore del Fioroni dal notaio

Non ne vuol sapere di smorzare i toni, l’ex assessore Paolo Longhi, in merito alla polemica da lui scatenata sulla nomina di Federico Melotto alla direzione della Fondazione Fioroni. Una scelta, quella dell’attuale rettore dell’Utlep legnaghese, che secondo l’esponente di Fdi è stata frutto di un bando di concorso ritagliato su misura. Accusa pesante, che ha infatti portato il sindaco Clara Scapin a preannunciare una querela nei confronti di Longhi, che però ribatte: «Io non faccio politica con le denunce, ma spero davvero che l’amministrazione porti in Procura questa situazione. Anche qui prevedo che a rimetterci non sarei io. E come si è visto spesso le mie premonizioni sono corrette».

Ma perché secondo Longhi c’è stato qualcosa che non va? «Il 14 marzo di quest’anno, più di un mese fa, ho depositato dal notaio Michele Gavras di Legnago una busta chiusa chiedendogli di conservarla. All’interno c’era e c’è la mia premonizione in ordine al nominativo del nuovo direttore del Museo Fioroni, che l’ente aveva deciso di scegliere tramite avviso pubblico. Sappiamo che il 24 aprile la Fondazione ha scelto, ed ha scelto il dottor Melotto. Ossia il nome che ho scritto sul foglio conservato all’interno della busta. Qualcuno potrà ritenere che io sia un sensitivo, che abbia delle doti divinatorie alla stregua del Mago Otelma».

«Contrariamente ai presunti maghi io vorrei, tuttavia, spiegare il trucco – continua Longhi -. Ora, alla stampa e ai consiglieri comunali sarà possibile richiedere alla Fondazione copia dell’avviso pubblico che, contrariamente a quello dello scorso anno, è scomparso dalla rete in segno di piena trasparenza. Partiamo da qui, dal bando scomparso; quello dello scorso anno, che era stato vinto dalla dottoressa Tozzo, non richiedeva, quale requisito specifico per partecipare all’avviso di selezione il “dottorato di ricerca”. Da notare che lo scorso dicembre è stato bandito un concorso internazionale per i direttori della Reggia di Caserta, del Parco Archeologico di Pompei e delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Tre indiscutibili gioielli del nostro Paese. Ebbene, tra i requisiti richiesti, oltre alla laurea e a specifiche e comprovate esperienze museali, il dottorato non compariva. O meglio, veniva valutato tra i titoli “in più” (assieme a master, corsi di specializzazione, ecc.) che servivano a dare punteggi aggiuntivi. Nel nostro caso, inserire il dottorato come un prerequisito significa, in poche parole, spazzare via preventivamente un’amplissima rosa di candidati».

«Candidati che potrebbero probabilmente vantare lunghe e consolidate esperienze di direzione museale, di mostre, di pubblicazioni ecc. ecc., ma a Legnago non metterebbero piede – accusa Longhi -. La seconda anomalia che comunque è legata a doppio filo alla prima, riguarda proprio le esperienze museali. Il bando parla di “esperienza in posizioni di responsabilità, maturata all’interno di strutture culturali… affini per contesto e complessità alla Fondazione Fioroni”. Parole molto vaghe, a dire il vero. che dicono poco o niente su un tempo minimo di esperienza (due, tre, cinque anni) richiesto da un ruolo chiave per un’istituzione come il Fioroni. Né specificano se queste posizioni di responsabilità debbano avere a che fare con musei e con istituzioni museali. E questo è un fatto strano per due motivi: la Fondazione ha per scopo primario la gestione museale e quindi sarebbe logico che l’esperienza maturata dai candidati fosse quasi esclusivamente un’esperienza di lavoro in ambito museale; esistono specifici richiami normativi statali e regionali vigenti che richiedono, per i direttori dei musei pubblici e privati riconosciuti (come il caso del Fioroni, riconosciuto dalla Regione Veneto e quindi soggetto a determinati obblighi/vincoli), un’esperienza almeno triennale come direttore».

«Fa sorridere che il bando richieda ai candidati la conoscenza sulle norme dei Beni culturali, che l’estensore del bando stesso sembra non conoscere per niente. A pensare male quindi una conclusione che filtra tra le righe di questo bando sicuramente ben congegnato è che il possibile vincitore potrebbe essere una persona che non ha mai lavorato in un museo, ha però un dottorato di ricerca e qualche esperienza maturata in ambito culturale.

Infatti, Melotto non ha mai né diretto un museo né lavorato come conservatore in un museo. Quindi non ha quelle competenze museologiche che anche lo statuto della Fondazione Fioroni richiede per il direttore come recita l’art. 17: “Il Direttore viene nominato dal Consiglio di Amministrazione tra persone in possesso dei requisiti di notoria competenza storica e museologica, di ricerca scientifica e gestionale nell’ambito dei beni culturali e nei settori di intervento della Fondazione” – continua Longhi -. Nulla da eccepire sulle competenze storiche, ma sarebbe come se per un posto da cardiologo si prendesse un dentista, visto che in fin dei conti entrambi hanno studiato alla stessa facoltà di Medicina. E inoltre la normativa e le best practices museali statali e regionali richiedono almeno tre anni di direzione come requisito minimo».

«Il Cda ha giocato sicuramente ad equiparare l’attuale direzione di Melotto dell’Istituto storico della resistenza alla Fondazione Fioroni: anche un bambino capisce che la cosa non sta mi piedi, in termini di strutture (l’istituto veronese non è un Museo), di bilancio, di complessità amministrativa ecc. ecc. E la Fondazione risulterebbe un ente privato ma in realtà composto esclusivamente da consiglieri nominati da enti pubblici e controllato dal Comune di Legnago, con un bilancio costituito da entrate che per oltre il 50% sono pubbliche e si profilano degli obblighi vincolanti in materia di assunzioni e di gestione amministrativa simili a quelli vigenti nel pubblico, proprio in ragione di queste entrate». (F.Z.)

 

 

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