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16 Luglio 2024
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Legnago, medici e infermieri a difesa dell’ospedale: «Vale 1400 posti di lavoro»

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«Persa l’Ulss 21 dobbiamo fare fronte comune per difendere l’ospedale di Legnago, realtà che vale 1400 dipendenti diretti più circa 1200 addetti delle aziende che per il Mater Salutis lavorano».

Lo hanno detto con forza , oggi a Legnago nella sede dell’Ulss 21, i sindacalisti dei medici e degli ospedalieri che lavorano nel nosocomio legnaghese. Sante Olivato, sindacalista della Cgil in rappresentanza di infermieri ed altro personale paramedico dell’ospedale; Stefano Badocchi, della “Cimo”, la Confederazione italiana dei medici ospedalieri; e Pierangelo Roveré, della Cgil Medici hanno voluto ribadire la preoccupazione di tutto il personale ospedaliero davanti alla recente riforma della sanità approvata dalla Regione Veneto e che prevede una sola Unità locale socio sanitaria per tutto il Veronese, cancellando quindi l’attuale Ulss 21.

«Chiederemo un vertice al presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 21, Paolo Marconcini, primo cittadino di Cerea, ed al sindaco di Legnago, Clara Scapin, che è anche referente dell’esecutivo della stessa Conferenza dei sindaci – sottolinea il dottor Badocchi -. Qui, ora, si tratta di difendere l’ospedale di Legnago, che rappresenta non solo un importante polo sanitario per tutto il Basso Veronese, l’ato Rodigino ed il Padovano, ma anche la prima azienda del territorio».

«Persa l’Ulss 21, con questa riforma sanitaria, non ci resta che batterci per garantire un futuro al Mater Salutis – dice il dottor Rovere -. Teniamo presente che qui, oltre a tutti i dipendenti ed all’indotto, abbiamo anche il corso triennale di laurea in Infermieristica dell’Università di Verona che vale oggi 240 studenti, dei quali il 30% almeno arrivano da fuori provincia e vivono e spendono a Legnago. Ma soprattutto, dobbiamo far sentire il peso del territorio per salvaguardare l’ospedale».

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