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23 Maggio 2024
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Legnago, prorogata fino al 12 dicembre la mostra “Il rumore dell’incoscio” al Fioroni

Il museo fondazione Fioroni di Legnago ospita la mostra “Il rumore dell’inconscio” di Sara Zamperlin. Dopo la presentazione del catalogo narrativo del 27 novembre, le opere resteranno esposte fino al 12 dicembre. In mostra sarà presente anche il catalogo curato ed editato da Silvia Landi. I testi che accompagnano le opere sono di Giovanna Tondini e le introduzione di Giacomo Mozzi e Sofia Bressan. Visto l’interesse dimostrato rispetto al lavoro presentato il 27 novembre nella cornice del museo Fioroni di Legnago, è stata richiesta una proroga della mostra fino al 12 dicembre.

Sara Zamperlin, classe 1979, è una giovane artista veronese, esponente dell’arte contemporanea. La sua arte si caratterizza per la grande espressività, originalità e innovazione, utilizzando strumenti di comunicazione visiva che agiscono dapprima sul piano emotivo, riuscendo a sovvertire i paradigmi del giudizio razionale portando in superficie le trame dell’inconscio. L’artista si è mostrata realmente entusiasta rispetto all’incontro tra le sue opere ascrivibili all’interno del mondo contemporaneo e l’aura storica del museo fondazione Fioroni.

Le opere disposte al piano terra nel salotto verde e nel salotto dorato si integrano perfettamente agli interni del museo, arredato in stile liberty. Le sette opere presenti in mostra corrispondono alle storie narrate all’interno del catalogo narrativo e intendono raccontare attraverso sperimentazione su supporto fotografico l’incontro con sé stessi e il proprio inconscio.

Attraverso tecniche miste, Sara Zamperlin supera la tradizione fotografica e traduce temi come la rottura, l’incontro o il dialogo con il proprio Io. L’artista, come afferma Giacomo Mozzi nell’introduzione del catalogo, vuole: «Comunicare uno stato d’animo, una sensazione, un avvenimento più o meno importante». Da questa sensibilità scaturisce quella che Sara Zamperlin definisce “matericità” e precisa: «I concetti forti richiedono “matericità” e soprattutto un gesto che l’accompagna: bucare, ghiacciare, salare una fotografia significa esprimere in maniera tattile e concreta quello che sento, quello che i personaggi mi hanno trasmesso attraverso le loro storie, il dolore e il sollievo che ho provato con loro».

La matericità è rumore, come suggerisce Sofia Bressan, un rumore protagonista sia nel titolo della raccolta di opere che in tutti i processi artistici, ed emerge sotto varie forme. L’esposizione al museo fondazione Fioroni sarà visitabile fino al 12 dicembre l’ingresso è libero e consentito con green pass. Gli orari del museo sono: martedì giovedì e venerdì dalle 9 alle 12, domenica dalle 15 alle 19.

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