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13 Luglio 2024
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Legnago, scintille tra Ambrosini e il neosindaco Longhi nel primo consiglio della nuova amministrazione

Inizia sotto il fuoco delle opposizioni l’amministrazione Longhi. Dalla promessa del capogruppo di minoranza Andrea Cesaro di tenere gli assessori osservati speciali sulla «lista della spesa, sicurezza e sociale», passando dall’esiguo numero della presenza femminile in aula, ieri sera 10 luglio, nel primo consiglio comunale dell’era Longhi, si è poi finiti al percorso di crescita e formazione augurato da Damiano Ambrosini al sindaco. E qui proprio sul passato di Paolo Longhi si è infiammata la serata.

«Chiamo l’avvocato Paolo Longhi prosindaco e non sindaco – ha detto Ambrosini ripercorrendo preistoria e storia della politica legnaghese dall’era Massaron a oggi – sono pronto a togliere il pro e quindi a chiamarlo sindaco quando dimostrerà di essere maturo per quel ruolo, autonomo, libero e forte». E dopo la captatio benevolentiae con l’augurio di un intervento forte sulla questione sanitaria, è arrivato al nodo cruciale del suo intervento: «si cresce attraverso l’esperienza….ricordo e ho ancora in mente la scena perché l’ho vista, quando 20 anni fa un giovane consigliere tirava le bottiglie di plastica  in aula, espulso dal consiglio». Poi, in un crescendo di suspance e ricordi non certo da Amarcord, Ambrosini ha tirato fuori l’asso nella manica, mai usato però in campagna elettorale: «Ora che si ricopre un ruolo importante da primo cittadino e si è sempre sotto i riflettori….raccomando le regole. Lei sindaco è già stato condannato e ha patteggiato 5 mesi e 29 giorni nel 2016».

Pronta la replica di Longhi a sua difesa: «Un delinquente, un imbroglione, un debole; eppure i cittadini hanno preferito votare per me – ha detto con oratoria forense – evidentemente sono tutti stupidi i cittadini quando perde la sinistra e i cittadini non votano come vuole la sinistra». E così Longhi ha catalizzato con la sua arringa su di sè l’attenzione di tutti, prima rivolta alla questione femminile, sollevata dalle poltrone dell’opposizione da Stella Bonini e Luigina Zappon. «Entrando in aula ho visto con piacere queste piante – ha detto Bonini ringraziando il sindaco – avrei preferito che ce ne fossero più di quattro. La presenza di noi donne in aula è un segnale di quanto la politica sia ancora un affare prettamente maschile. C’è una sotto rappresentanza femminile in questo consiglio. Noi donne dobbiamo partecipare per contare. La minoranza ha una proporzione di 2 donne su 5; nella maggioranza il fallimento su questo piano è decisamente evidente, nemmeno una donna tra tutti i consiglieri. Solo 2 donne scelte per obbligo in giunta». In corner l’intervento del vicesindaco Roberto Donà: «Le elezioni sono parte della Democrazia, quindi se viene eletto un maschio piuttosto di una femmina non siamo certo noi a determinarlo se non per quanto disposto dalla legge».

Un battesimo di fuoco, quindi, per il nuovo consiglio comunale, che ha visto anche la brusca interruzione del presidente Danieli per tacitare gli strali di Cesaro lanciati a Falamischia per una questione social. «Lei su Facebook mi ha accusato di essere abortista e agnosta – ha ricordato a Falamischia il medico Cesaro – si vergogni». Stoppato il duello verbale da Danieli, Falamischia ha fatto appena in tempo a dire che agnosta «lo ha detto lei non io».

A ristabilire armonia in sala consigliare sono arrivati i teneri saluti conclusivi del giovane Paolo Rizzini, che dagli scranni della maggioranza ha ringraziato tutta la famiglia, nonna compresa, per averlo supportato in campagna elettorale. (C.F.)

I video degli interventi di Ambrosini e Longhi:

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