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7 Ottobre 2026
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Legnago, sciopero alla Casa di Riposo martedì 30 giugno proclamato dalla Cgil

Proclamato lo sciopero del personale Oss per martedì 30 giugno alla Casa di Riposo di Legnago. L’astensione dal lavoro riguarderà due ore all’inizio di ciascun turno lavorativo e si svolgerà nel rispetto dei servizi minimi essenziali previsti dagli accordi vigenti. A decidere lo stato di agitazione il sindacato Fp Cgil di Verona, dopo il tentativo di conciliazione e raffreddamento della vertenza svolto il 15 maggio in Prefettura di Verona, conclusosi senza accordo e in assenza di risposte concrete da parte dell’amministrazione dell’ospizio legnaghese rispetto alle criticità più volte segnalate dai lavoratori.

Al centro della vertenza vi è una dotazione organica ritenuta insufficiente a garantire la piena funzionalità dei servizi rivolti agli ospiti senza comprimere i diritti dei lavoratori e senza esporli a un crescente rischio sul piano della salute psico-fisica e della sicurezza sul lavoro. Secondo il sindacato, «il Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2025-2027 conferma per l’intero triennio la presenza di 51 operatori socio sanitari, senza prevedere alcun rafforzamento dell’organico».

«L’attuale assetto del personale non tiene adeguatamente conto di fattori strutturali che incidono in modo diretto sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza – sottolinea Valentino Geri, segretario della Fp Cgil –. Il numero degli operatori socio sanitari così individuato non tiene conto del tasso ordinario di assenza del personale per malattia, infortuni, congedi, maternità, ferie, permessi, che negli ultimi due anni è stato mediamente superiore al 46%;del tasso di turnover dell’Ente che misura la percentuale di dipendenti che entrano ed escono dall’azienda in un dato periodo, che nell’ultimo anno ha un saldo negativo; del grado di non autosufficienza degli ospiti che negli ultimi anni è andato notevolmente ad aggravarsi; del tasso di operatori giudicati dal medico competente idonei con limitazioni e/o prescrizione che non possono effettuare tutte le attività, principalmente quelle più gravose».

Il sindacato segnala inoltre che nella programmazione del fabbisogno di personale non è previsto un numero sufficiente di operatori ausiliari, figure considerate indispensabili per le attività indirette dell’area socio-sanitaria, anche alla luce delle difficoltà attuali nel reperire personale qualificato con la mansione di Oss. Secondo Fp Cgil, la carenza di personale sta aggravando le condizioni di lavoro all’interno della struttura e, insieme ad alcune scelte organizzative dell’Ente, contribuisce a peggiorare il clima interno tra i dipendenti. Tra le criticità evidenziate vi è anche l’assenza di veri piani di emergenza da attivare nei casi di improvvisa e non coperta assenza di personale in turno, con il risultato che il carico operativo ricade in modo eccessivo sugli operatori presenti.

La vertenza, inoltre, riguarda anche il tema delle ferie dei permessi, che secondo il sindacato sarebbero stati concessi in misura fortemente limitata. In particolare, per il periodo estivo 2026, ai lavoratori assunti nei mesi di marzo e aprile sarebbe stata consentita una sola settimana di ferie, anziché le due consecutive previste dal contratto collettivo. Viene inoltre denunciata la mancata concessione dei permessi per motivi personali o familiari, con una conseguente lesione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

A completare il quadro, FP CGIL segnala anche la carenza di ausili efficienti, come sollevatori e materassi antidecubito, spesso datati o con manutenzione insufficiente, oltre alla vetustà dei letti presenti nella struttura, elementi che rendono ancora più gravoso il lavoro quotidiano degli operatori.

«È facile prevedere che quasi tutto il personale verrà precettato per garantire i servizi minimi essenziali, e ciò rappresenterebbe l’ennesima conferma che la carenza di personale mette in discussione i diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici, compreso il diritto di sciopero – continua Geri -. Facciamo un esempio: nel reparto 1A, con circa 45 ospiti, in caso di sciopero, il contingente di personale che deve garantire i servizi minimi essenziali è di 4 operatori al mattino, 3 operatori al pomeriggio e 1 solo operatore di notte. Ebbene, normalmente il numero di operatori in servizio è di 5/6 al mattino, 4 il pomeriggio e 1 solo nel turno notturno. La situazione non è diversa anche negli altri due reparti in gestione diretta dell’Ente (2A e 3B)».

Ad allarmare il sindacalista, infine, è anche la copertura dei turni notturni, che prevede un solo operatore per reparto. «La recente notizia che è stata riportata da vari organi di informazione di una operatrice di una casa di riposo lombarda che è deceduta per un malore mentre era in servizio da sola durante il turno notturno con 33 ospiti da sorvegliare ed assistere, ha profondamente colpito e scosso tutti gli operatori del settore. Purtroppo, non è un caso isolato, è la regola anche in Veneto, anche a Legnago – conclude il sindacalista -. Il sindacato, nonostante la proclamazione dello sciopero, rimane aperto ad ogni soluzione che concretamente affronti i problemi evidenziati. Prima fra tutte, l’iniziativa approvata il 26 maggio dal consiglio comunale di Legnago, che impegnava l’amministrazione comunale a farsi promotrice di un confronto con direzione della Casa di Riposo e le parti sindacali. Siamo ancora in attesa di sviluppi ma non ci sottrarremo al confronto se e quando verrà instaurato, perché a noi interessa affrontare e risolvere i problemi».

 

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